BIMBO VUOLE MORIRE (UN)
Numero Libretto: 0209
Formato: cartaceo
Numero Atti: 2
Anno:
Autore: FRANCESCHI SERGIO BR
Lingua: ITALIANO
Dialetto: ITALIANO
Quadri: 1
Traduzione:
Genere: RELIGIOSO
Note:
Introduzione: <p> Un protagonista veramente eccezionale è stavolta di scena: un Gesù Nazareno ancora<br />
bambino, arditamente trasferito dal 6° anno D. C. all’epoca presente, con alcuni del personaggi che ebbero parte nella Sua vita. Gli attori vestiranno alla foggia attuale e il<br />
loro modo di esprimersi sarà quello di oggi. Perché la trasposizione non possa apparire azzardata, all’inizio dello spettacolo un Presentatore ne chiarirà i motivi e le finalità.<br />
Si potrebbe comunque qui aggiungere che già ogni giorno il Cristo, offrendosi sulla Mensa Eucaristica nell’interezza umana e divina di un corpo risorto nel primo secolo, ci parla, per bocca del celebrante, nel linguaggio odierno per rinnovare il Suo messaggio di .amore, trasferendoci spiritualmente, per converso, all’Ultima Cena di duemila anni fa. Mirabile superamento di tempi che, nel suo perpetuarsi, rende verosimile e in un certo senso reale, la vicenda che verrà ora sintetizzata, lasciando al lettore d’interpretarne via via lo spirito e quelle significazioni che risulteranno forse più palesi nella realizzazione scenica.<br />
Primo tempo: all’esterno della casa del falegname Giuseppe, di Nazareth, tre ragazzi sui tredici anni s’incontrano come per caso. Appartengono a famiglie di diversa posizione sociale e politica, e già dai loro abiti traspare la distinzione. C’è infatti il Sadduceo, ben vestito e lisciato; c’è il Fariseo, con abito più modesto, e infine lo Zelota, in camicia logora, blue jeans e bastone con drappo rosso. I tre ragazzi prendono a discutere e ciascuno di essi si studia di rimproverare agli altri i difetti, veri o presunti, delle rispettive categorie sociali.<br />
Nessuno è risparmiato dalle critiche: lo Zelota, per quell’odio al potere costituito che caratterizza anche l’estremismo odierno; il Sadduceo, per quel cieco egoismo che si nota pure in molti ricchi attuali; il Fariseo, per quell’ipocrita ostentazione di osservanze religiose che si ravvisa purtroppo ancora in certi cristiani a modo loro della epoca presente. Discutono insomma di fatti e problemi propri a quello scorcio del primo secolo in cui visse Gesù, esprimendosi tutta via con la stessa spregiudicatezza dei giovanissimi di adesso.<br />
Giungono frattanto altri ragazzi: Pietro, figlio di un povero pescatore; Giuda, sorta di teppista che ruba e rivende tabacco e viveri a borsa nera; Giovanni, cugino del Nazareno che pure arriva accompagnato dal trentenne padre Giuseppe. Alla discussione dei primi tre ragazzi, che aveva assunto toni di violenta rissa, subentra ora un dialogo pacato e sereno tra i sopravvenuti, ciascuno dei quali esprime concetti analoghi a quelli attribuiti dalle cronache evangeliche all’omonimo personaggio adulto. Cosi Pietro Si vedrà ad esempio designato ad inaspettati compiti futuri e, tra altri episodi e vaticini non mancherà, a chiusura del primo tempo, l’incontro del Nazareno stesso con una supposta figlia della Samaritana.<br />
Gli eventi incalzano, all’inizio del secondo tempo, e troviamo perciò il Nazareno già in compagnia di qualcuno che dovrà porgergli conforto in un’ormai prossima ora suprema. Si tratta di Gabriele, un mite fanciullo in bianca veste, a cui Gesù bambino confida il suo intimo sdegno per lo Stato di degradazione morale e spirituale riscontrato nei cittadini di Gerusalemme. .Una risataccia interrompe il colloquio e Satana, bellimbusto diciottenne, si fa avanti per conoscere quel “così bravo giudeo di cui tanto si parla.” Il suo mellifluo discorso è pieno di allettanti promesse, ma i due capiscono subito con chi hanno da fare e s’intreccia così una serrata schermaglia dialettica in cui Satana offre a Gesù seducenti possibilità di potere e di godimenti, in luogo di quella tragica morte che gli si sta preparando. Il dialogo, dapprima quasi spassoso, finisce, dopo un crescendo altamente drammatico, con la netta sconfitta di Satana, che parte deluso e furente. Sopravviene ora Giuda che, col pretesto di un gioco, fa intervenire gli altri ragazzi, cui si è aggiunto Romano, figlio di un noto Ponzio. S’inizia così un finto gioco burlesco, con l’unico scopo di martirizzare Gesù bendato, fino alla sua morte, in una scena di estrema tragicità simboleggiante la Crocifissione. E anche qui, come allora, l’ultima al Padre sarà di perdono per i persecutori.<br />
Arieggiante, nell’impostazione ideologica, il sacro dramma tradizionale, questo lavoro presenta in realtà originali innovazioni nella traduzione scenica delle cronache evangeliche, parafrasate in versione libera ma sostanzialmente fedele allo spirito delle Scritture. Recitato da giovani soprattutto per i giovani, vuol cercare di rispondere, almeno in parte, a certe angosciose domande della gioventù odierna. Anzitutto evidenziando, come hanno voluto l’autore e l’adattatore, la analogia dei problemi sociali e religiosi dell’epoca presente con quelli del 1 ° secolo D. C.: odio e violenza, cioè, contro amore e pace. Problemi di sempre che possono trovare unica soluzione nella piena applicazione del Messaggio di Cristo.</p>
Personaggi Uomini: 11
Personaggi Donne: 1
Bambini: 0
Comparse: 0
Totale personaggi: 12
