MADRE SICANA

Numero Libretto: 3766

Formato: cartaceo
Numero Atti: 1
Anno:
Autore: MANCUSO ANGELO
Lingua: ITALIANO
Dialetto: ITALIANO
Quadri: 1
Traduzione:
Genere: DRAMMATICO
Note: <p> DA SIPARIO N.741 ANNO 2011</p>
Introduzione: <p> Mafia, alla sola parola risuonano gli echi di mille tìtoli di cronaca su omicidi efferati, vendette dirette e trasversali, innocenti massacrati per un destino irriverente e tragico. Bambini, padri, famiglie, cosche, giovani picciotti e grandi boss che nell’immaginario assumono fisionomie rese sfumate ed incerte dalle leggende che raccontano il loro mito, la loro crudeltà, i loro inflessibili “codici d’onore”, la ritualità dell’esperienza divisa tra eccezionalità e serena normalità di una festa battesimale. E’ la mafia dei tentacoli inestricabili, dalle reti inespugnabili, dalle dimensioni universali. Se ne parla, ancora, troppo poco forse, dietro luoghi comuni che sovente desensibilizzano l’opinione pubblica che quasi normalizza il fenomeno manifestando un sentimento di irreversibilità della storia che si concretizza in un “E’ sempre stato cosi”.<br /> Ma il teatro e in generale i media – può fare molto nella volontà di contribuire a tenere alta la soglia di attenzione di sensibilizzare su problemi quanto mai attuali e costitutivi<br /> di una cultura che si riverbera nei gesti quotidiani, nelle pratiche di illegalità così evidenti da apparire innocue.<br /> Angelo Mancuso, autore teatrale attento alle problematiche socio-politiche contemporanee, come dimostra la sua ricca produzione, ci presenta l’ultimo tassello di una trilogia che ha come tema centrale la cultura della mafia. Donna Sicana, infatti, è l’ultimo atto dopo Il rifiuto e La consegna.<br /> fin dal primo testo, Mancuso sceglie una prospettiva interessante ed originale rispetto all’ampia letteratura che ha come scopo quello di indagare il fenomeno atavico della criminalità organizzata in Sicilia. Sceglie, infatti, il punto di vista soggettivo delle “donne di mafia”. Non già le donne che hanno perso mariti e fìgli che hanno contrastato la mafia, bensì quelle che ne sono all’interno: a volte vittime, a volte carnefici; donne dalle mille facce portatrici di diverse immagini di dolore, di morte, di coraggio. Di assurdo. Assurde sono intatti le dimensioni nelle quali vivono le donne di mafia.<br /> Ne il rifiuto zia Carmè, la moglie del boss, vive un intimo conflitto con la figlia Graziella; un conflitto tutto interiore, fra chi non ha potuto liberarsi di quello che sembra un “obbligo esistenziale” che ne decreta le scelte di vita, quelle di una donna votata al crimine perche moglie di un boss e chi invece può farlo. La figlia, infatti, è<br /> all’oscuro delle attività dei genitori e la madre sogna per lei un futuro “pulito”. Ma quando la giovane Graziella viene a conoscenza della verità grazie al fidanzato e questi viene ucciso da un picciotto che cura la giovane per volere dei genitori, la ragazza decide di suicidarsi. Ed è qui che scatta il cortocircuito che la Trilogia ci consegna tra l’aspirazione al cambiamento e l’inesorabilità delle ferree leggi di mafia. Come ne La consegna in cui la protagonista Agata è irrimediabilmente compresa nel suo codice d’onore al punto di sacrificare suo figlio il quale, nella volontà di cambiare vita, vuole denunciare tutti, liberandosi dal nodo che lo affligge. E granitico appare il personaggio di Agata, paradigma di molte donne pronte a compromettere gli affetti più cari in nome di una coerenza che pervade l’esistenza. In Madre Sicana, il personaggio principale assume valore fin dal titolo e dalle prime scene. L’evocazione del racconto della propria vita, occasionato dallo sfogliare un ingiallito album di foto, la porta a confrontare un passalo soleggiato, sereno con un presente buio e claustrofobico. Gli errori della donna si illuminano cosi di una consapevolezza nuova, di una coscienza che non vuole più coprire e coprirsi, di un atto eroico. Ma nessun eroismo sembra poter attecchire in una dimensione come quella della mafia. F. la madre sicana proprio quando decide stoicamente di aprirsi a una nuova vita confessando, si suicida manifestando l’impossibilita di cambiare, F. tuttavia, il suo è un gesto estremo ma getta uno spiraglio di salvazione, di luce. Mancuso, riesce a creare un’atmosfera fortemente evocativa degli ambienti apparentemente quotidiani e dimessi in cui il crimine sembra assurgere a una pratica ineluttabile, il segno di un desitno che non si può contrastare. E’ un clima melastorico in cui difficile ravvisare i sintomi del progresso contemporaneo: tutto sembra essere statico, fermo, distante, come se la storia avesse bloccato il suo corso. E’ il tempo dell’immobilismo politico e sociale, di un codice di comunicazione atavico ed antropologicamente rassegnato. E tale è l’intento di Mancuso: rendere quasi verghianamente lo scenario delle esistenze di mafia “fatto grafico”, mimetico, attraverso uno stile asciutto, che non concede nulla al virtuosismo del personaggio che si fa quasi epico, ingabbiato in una identità monolitica. E tuttavia, pur nella assoluta e asfittica resistenza al cambiamento, qualche spiraglio si apre ad accogliere coscienze nuove, madri che si specchiano e trovano la forza per reagire, figli che si strappano drammaticamente a un destino che non accettano. E’ uno spiraglio fioco od impalpabile, cui dovremmo aggrapparci e cogliere e coltivare la luce che emana.</p>
Personaggi Uomini: 3
Personaggi Donne: 4
Bambini: 0
Comparse: 5
Totale personaggi: 12

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