BUGIARDA (LA)

Numero Libretto: 0002

Formato: cartaceo
Numero Atti: 3
Anno:
Autore: FABBRI DIEGO
Lingua: ITALIANO
Dialetto: ITALIANO
Quadri: 0
Traduzione:
Genere: COMMEDIA
Note:
Introduzione: <p> Di « bugiardi » e di « bugiarde » il teatro abbonda; ed in special modo il teatro così detto di « carattere ». Infatti il personaggio che sulla scena dice bugie è pur sempre un personaggio che, per potersi « reggere », ha bisogno di esser ricreato. dalla realtà in una ben definita caratterizzazione d’arte; deve grandeggiare insomma, tanto grande essendo il richiamo che vien portato a suscitare dei suoi modelli illustri; dal Menteur di Comeille, per intenderci, al nostro Lelio goldoniano. Questi due esempi classici nel teatro di tutti i tempi hanno virtù di essere degli esemplari difficilmente raggiungibili; in special modo il protagonista de il bugiardo del Veneziano nel quale Eugenio Levi ebbe a sottolineare come una « specie di missione » della menzogna, quasi un’irresistibile vocazione umana al mentire, che lo fanno apparire piuttosto un « vincitore » che un « vinto »; un dominatore di situazioni più che un dominato dagli eventi, in cui egli stesso si va a cacciare per una sorta di gioioso trasporto all’imbroglio ed ai pasticci, sicuro di uscir da qualsiasi guaio, sorretto com’è dal potere delle sue « spiritose invenzioni ». Personaggio diabolico, quindi; e si tratta di un personaggio maschile che, in ultima analisi, mente per vanità e perché è uno scavezzacollo: immaginarsi quanto più impegnativa è la creazione di un « bugiardo » non già, ma di una « bugiarda »! La donna, si sa, è falsa per antonomasia; e, questo dato proverbiale, che risale alla celebre satira di Giovenale, rende ancor più difficile la creazione di un personaggio femminile visto con una distinzione più tipicamente, più accentuatamente menzognera. È una difficoltà che può dirsi artistica, in<br /> virtù di una ricerca effettuale di originalità: tanto il dato stesso proverbiale è oggi — coi tempi che corrono — diventato una misura di valutazione morale talmente ovvia, oltre che pedestre.<br /> Eppure, ad onta di queste premesse « negative », la commedia di Diego Fabbri che s’intitola appunto La bugiarda (come una precedente commedia di Vincenzo Tieri rappresentata una quindicina d’anni fa) ha una sua tipicità inventiva, una sua puntuale acutezza di dettato drammatico. L’originalità della « pièce » e del personaggio sulla quale essa s’impernia (perché si tratta fatalmente di una commedia moderna « di carattere ») consiste a nostro avviso in una raggiunta ricerca di storicità che fa di questa Isabella di Diego Fabbri una creatura tutt’affatto nostra, del tempo in cui viviamo; una creatura, in sostanza, che dagli atti che compie, dai pensieri che esprime, dalle bugie che dice è facilmente riconoscibile come esemplare tipico, visto dall’angolo visuale novecentesco. Essa è una ragazza della piccola borghesia romana; una di quelle tante ragazze così dette sbandate e così dette « moderne », che sono state educate alla menzogna, che se ne son fatta un’arma per poter vivere e per poter avere un loro successo. Sua madre Elvira è una signora timorata e prudente, ma in sostanza è una ruffiana; proclive a chiudere un occhiosulle relazioni che la figlia stringe con vari campioni dell’altro sesso, purché Isabella si decida una buona volta ad assicurarsi un marito, un responsabile, chiunque esso sia. È costui designato nella persona di un povero maestro, Albino, innamoratissimo di Isabella, la quale però ama (o crede di amare) un tal conte Adriano, appartenente all’aristocrazia vaticana: che, a sua volta, preso dalla ragazza, vorrebbe con tutti i mezzi ottenere l’annullamento del suo matrimonio, per poterla sposare. La cosa, come è noto, è molto difficile, anzi impossibile; e pertanto Isabella si decide a sposare Albino, ma al tempo stesso continua a lasciar credere ad Adriano di amarlo alla follìa e di voler attendere che il miracolo dell’annullamento si compia. I due si incontrano in un vecchio caffè; ed anzi. Adriano da convegno colà a sua moglie Paola, perché collabori alla creazione di un nuovo « ménage », di cui ella sembrerebbe d’accordo.<br /> E Paola, infatti, si dichiara pronta ad agevolare l’annullamento del suo matrimonio con Adriano, senonchè rivela al marito che Isabella è sposata. Figurarsi il conte! La sua prima reazione nei confronti di Isabella è la vendetta: egli infatti telefona ad Albino, e lo convoca al caffè perché l’altro possa sorprendere la moglie in amoroso colloquio. Albino si precipita all’appuntamento, furibondo; e tanto, che Adriano è costretto a confessargli, per salvarsi, l’innocenza della sua relazione con Isabella. Dopo molti altri colpi di scena. Isabella sembra ormai stretta in una morsa: ella corre pericolo di perdere l’amore e più il credito dei due uomini. Che cosa pensa di fare allora? Simula un suicidio, in circostanze drammatiche; un suicidio che appreso dai due, li fa accorrere, accomunati dallo stesso amore per la donna, muniti di medico e sacerdote. Sulla soglia della casa di Isabella però li riceve Elvira. la madre. «Niente paura», ella dice, «la crisi, per fortuna, è passata: Isabella è salva ». E i due uomini ancora una volta sono gabbati: ancora una volta la bugiarda è vittoriosa.</p>
Personaggi Uomini: 8
Personaggi Donne: 4
Bambini: 0
Comparse: 0
Totale personaggi: 12

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