CAMIONABILE 451
Numero Libretto: 3737
Formato: cartaceo
Numero Atti: 1
Anno: 1995
Autore: POZZOLINI ALBERTO
Lingua: ITALIANO
Dialetto: ITALIANO
Quadri: 1
Traduzione:
Genere: COMMEDIA
Note:
Introduzione: <p> Cosa dire di questo testo teatrale di Alberto Pozzolini? Un regista sarà tentato dal confronto con la macchina che agisce sulla scena e domina i personaggi. Cosa fare di questo camion? Un Moby Dick con tanto di Ismaele e Achab nelle viscere? O un enorme e malinconico bruco che, terminato il lunghissimo pasto, allinea ordinatamente le proprie feci, avviandosi verso l’ultima metamorfosi? Fondale accecante che poi vira al rosso. Canti di balena e muggiti di dinosauro fuori campo.<br />
Un attore spererà di essere il vecchio, per avere il bellissimo monologo finale. Già imposta la voce: dolente ma dignitosa (di petto), con una vena di follia (di testa). Muoversi a scatti. Esigere una calzamaglia color Isabella per la scena di nudo, sul palco spesso fa freddo. Un critico smonterà il testo in segmenti di varia lunghezza, indicherà le dislessi della narrazione, calcolerà la durata dell’azione, annoterà divertito come le tre unità siano insieme rispettate e violate, rivelerà simmetrie nascoste, userà grimaldelli strutturalistici, espressionistici, psicoanalitici. È ovvio che vecchio e giovane sono la stessa persona e che, con la donna, incarnano la Trinità; quanto ai pacchi, essi rappresentano il dono fecale del neonato-intellettuale alla madre-letteratura… ecc…bla-bla…ecc…<br />
Un filologo si ecciterà nel riconoscere le vere identità (più o meno trasparenti) dei destinatari dei pacchi, le citazioni sepolte nei dialoghi e nelle azioni, le fonti. Numererà la frequenza di certe parole, di alcuni sintagmi, estrapolando che… ma qui sarà interrotto dallo sguardo severo del critico, che intimerà: “Questo è affar mio! Tomi nella sua biblioteca”. “La mia è una Biblioteca”, protesterà il filologo, ma, beneducato e un po’ grigio, si farà da parte. Un lettore (perché questo è uno dei rari esempi di testo teatrale che si può anche leggere) subirà in vario grado tutte le precedenti sollecitazioni, e in più sarà investito da una catartica tempesta emozionale, dissetante come un temporale estivo (era quello che si aspettava, comprando il libro). Ma io sono un amico. Mi è negata la distanza necessaria per parlare in modo obbiettivo del testo. Allora parlerò dell’Autore. Alberto Pozzolini è un dissipato. È capace di impegnare le proprie doti in cose nelle quali neanche lui crede. Chi lo conosce superficialmente si stupisce sempre della noncuranza con cui si spende. Che spreco! Io non sono sicuro di conoscerlo a fondo (non sono sicuro di niente), ma ricordo quello che una volta rispose a un mio rimprovero: “A forza di buttarsi via uno trova il suo posto”.<br />
Non crediate che Alberto Pozzolini sia buono. La spietatezza che esercita su di sé la concede anche agli altri. A volte si fa la caricatura, e vuole essere definito soltanto in base a ciò che odia (nell’ordine: Berlusconi; i buoni sentimenti; l’America; metà dei propri colleghi; i preti; la letteratura italiana; la storia della classe operaia… del territorio… delle cooperative… del sindacalismo… del sindacalismo della classe operaia nel territorio e nelle cooperative…).<br />
Non crediate che Alberto Pozzolini, nonostante i suoi sforzi, sia un intellettuale vuoto e irresponsabile. È un uomo di carne e di sangue, capace di indignazione, di amori. Quando si commuove li confessa, i suoi amori (nell’ordine: il nipotino; la sorella; l’America; metà dei propri colleghi, la stessa di prima; il cinema e il teatro; le letterature europee; la Milano di venticinque anni fa, quella del Sessantotto, del Piccolo, della Scala, delle case editrici). A volte, come tutti, Alberto Pozzolini è colto dall’orrore del vuoto. Allora fa jogging all’alba, si mette a dieta, legge un libro di seicento pagine al giorno, prepara trasmissioni per la televisione, dorme tre ore per notte, fa quattro colazioni al bar ogni mattina, intervista calciatori, stila elenchi di film da vedere e da girare, cena ogni sera con giudici, editori, pornostar, direttori di banca, produce saggi su chi debba avere la precedenza di entrata e di uscita, ingrassa, dimagrisce, ruba i dessert dai carrelli dei ristoranti. A volte, come tutti, Alberto Pozzolini è tentato dall’abbandono, dal rifiuto, dal Nulla (io sospetto che queste crisi siano connesse con i ripetuti e sempre frustrati tentativi di riordinare i suoi libri; anzi, devo ricordarmi di dirglielo). Allora scrive testi come questo, bellissimi; intessuti della melodia malinconica che satura il mondo. Esistono molti modi di suicidarsi; ecco uno dei più dolorosi, ma anche dei più educati. La morale? Rimettere tutto a posto, prima di uscire.<br />
Marco La Rosa</p>
Personaggi Uomini: 7
Personaggi Donne: 6
Bambini: 0
Comparse: 0
Totale personaggi: 13
