DIANA E LA TUDA
Numero Libretto: 2806
Formato: cartaceo
Numero Atti: 3
Anno:
Autore: PIRANDELLO LUIGI
Lingua: ITALIANO
Dialetto: ITALIANO
Quadri: 1
Traduzione:
Genere: COMMEDIA
Note:
Introduzione: <p> Sono tre i personaggi di questo sofferto lavoro che rappresentano l’autore nel suo travaglio creativo e umano: primo fra tutti, Giuncano, il vecchio scultore, che conserva nella senescenza quei retaggi umani di voglie e di attrazioni fisiche, che l’età non gli permetterebbe più non tanto di soddisfare, quanto di dare ad altri soddisfazione. E’ attratto dalla modella, la Tuda, non tanto per la sua bellezza, quanto per il suo fervore vitale che, congiunto alla bellezza, ne fanno un ideale di perfezione da reputarlo modello inimitabile e risolutivo d’arte.<br />
Sirio, il giovane scultore, ha lo stesso giudizio del vecchio nei riguardi della sua modella, da lui considerata tuttavia soltanto ideale d’arte, non di vita, con l’entusiasmo e la purezza che un giovane può avere per i suoi ideali.<br />
Sara Mendel, l’amante di Sirio, donna di esperienza, che vive la sua vita in mezzo agli altri, comprendendo le altrui sofferenze, ma senza soffrirne, anzi, provocandole quando è possibile, come per studiarle: fatti antropologici che certamente sono anche il pane quotidiano di Pirandello, come ci dimostra nei suoi sofferenti personaggi. Sara non è propriamente cattiva, ma è la causa della sofferenza della Tuda; del resto, “vivendo si fa del male agli altri” dice Pirandello in una delle sue opere… Giuncano la odia, come probabilmente Pirandello odia se stesso in quei momenti della sua vita e del suo lavoro di drammaturgo, quando vive accanto agli altri e li studia e li scruta con compiacimento perchè sono per lui la materia viva su cui creare e lavorare. ‘Diana e la Tuda” è stata scritta per Marta Abba. Che il dramma sia autobiografico non vi è dubbio. Pirandello, notoriamente preso di Marta Abba, anche perchè onesto e fedele come marito, non risulta che ne abbia mai fatto la sua donna, ma sappiamo che ha sofferto nel vedere l’oggetto dei suoi desideri denudarsi davanti al pubblico, come attrice, nei suoi sentimenti più intimi: la Tuda, come modella, è nuda davanti agli altri, alimentando lo spasimo di Giuncano.<br />
Sirio, il giovane scultore (che si accenna vagamente possa essere suo figlio) quando avrà portato a compimento la sua opera più bella (che si muta anche come forma nel tempo della sua creazione per la soffèrenza morale della modella, così come i personaggi cambiano, maturando nella mente del creatore), dichiara che si ucciderà una volta finito il suo compito.<br />
Pirandello non avrà pensato anche lui che il coronamento dell’opera massima di un artista non possa essere che la morte? Altrimenti perchè tanta sofferenza denunciata in una lettera ai figli durante la stesura di questo dramma? “Sto attraversando una tremenda crisi di spirito. Tutta questa notte ho lavorato e ho quasi finito il primo atto di “Diana e la Tuda”. Tre altre notti così e la commedia sarà finita. Ma può anche darsi che finisca io, insieme alla commedia”. Tanta sofferenza l’avrà avuta anche durante la stesura delle altre sue opere? Ma é soprattutto in Giuncano che Luigi Pirandello vede se stesso, e nell’ultima parola che questi pronuncia,”cecità”: in preda a una specie di ebbrezza di vendetta vitale, c’è proprio l’abbandono della logica e del razziocinio del poeta creatore, per la sottomissione alla necessità della vita umana.<br />
Alcuni critici, a suo tempo, hanno confuso la scenografia con il testo: non sono piaciute, o la riproduzione della statua della Tuda o le luci, o i colri o le stoffe o i modelli dei vestiti o non so cos’altro… E’ vero che lo spettacolo, per lo spettatore, è un’opera unica che comprende tutto ciò che appare sul palcoscenico, ma le ragioni della scelta di un colore, di una forma o di una luce particolare possono essere tante che bisogna saper sceverare con giudizio l’una dalle altre.</p>
Personaggi Uomini: 4
Personaggi Donne: 8
Bambini: 0
Comparse: 0
Totale personaggi: 12
