FAVO DELLE API (IL)

Numero Libretto: 3336

Formato: cartaceo
Numero Atti: 2
Anno: 1979
Autore: DAVARE GIACOMO ROMAN
Lingua: ITALIANO
Dialetto: ITALIANO
Quadri: 1
Traduzione:
Genere: FIABESCO
Note:
Introduzione: <p> Quando, nel lontano 1979, Venne presentato per la prima volta “II favo delle api” con l’originario titolo di “Palcoscenico 2000” forse nemmeno l’autore aveva chiara coscienza della portata rivoluzionaria del suo lavoro. Anche il pubblico rimase un po’ frastornato di fronte ad un musical così «diverso» e la sua reazione fu ambivalente: da una parte grande ammirazione per la innegabile bellezza delle coreografie, per la suggestione delle musiche e dall’altra qualche perplessità. Quello spettacolo era “troppo” nuovo, “troppo” fantascientifico, perciò lontano dalla realtà. Era “troppo” insomma.., Troppo per uno spettatore di provincia, avvezzo a qualche commedia dialettale che, bene o male, metteva in scena spaccati di vita in cui ognuno poteva riconoscersi. Qui, cosa voleva dire l’autore esattamente? In pochi lo capirono, ma tutti ammisero che si trattava di uno spettacolo straordinario. Passano più di dieci anni e nel 1984 William Gibson scrive il romanzo Neuromante apprezzato dalla critica mondiale, che inaugura, addirittura, un nuovo filone letterario; la cosiddetta narrativa cyberpunk, a cui si ispireranno, negli anni successivi, decine e decine di autori, che non hanno mai saputo che la novità letteraria e teatrale era nata quindici anni prima in uno sperduto paese della Sicilia. Nell’opera di Gibson si parla di un mondo postumano, totalmente dominato dalle intelligenze artificiali e da controllori occulti, dove il cielo non è più dell’azzurro convenzionale, ma hai «il colore della televisione sintonizzata su un canale morto». E il mondo descritto da Davare? Una realtà “perfetta” sotto una enorme cappa di quarzo, appositamente costruita da alcuni scienziati, dove tutto è controllato da cervelloni elettronici e dove chi non si adegua al sistema viene irrimediabilmente rinchiuso nei centri di “rieducazione permanente», dove anche le parole hanno perso il loro significato, dove pensare, fantasticare, amare, avere un cuore è considerato pericoloso, Un mondo da fantascienza? È esattamente il nostro, quello del nostro tempo, dove una cappa invisibile tiene prigioniero l’uomo, dandogli l’illusione di assicurargli la felicità, dando false risposte a falsi desideri e pian piano abbiamo una umanità che ha tutto o crede di avere tutto, ma manca dell’essenziale, perché non è più libera di scegliere, di progettare, di sognare. Quello che Davare aveva intuito, si è puntualmente realizzato, dopo poco più di vent’anni. Tutti omologati anche sotto la cappa? No, non tutti. Stellina sogna, ha nostalgia di un mondo che neppure conosce, è diversa proprio come Davare, perennemente inquieto, sognatore, e II favo delle api è frutto della solitudine, dell’irrequietezza esistenziale e della riflessione dell’autore che lega insieme arte e condizione umana, destino personale e destini generali, sperimentando l’imprevisto e aprendosi all’avventura della fantasia. Quella cappa, così rassicurante ma anche così opprimente, alla fine scoppia e l’uomo, pur immerso nuovamente in mille preoccupazioni e problemi, vive la dimensione che gli è propria, una vita vera e proiettata verso l’infinito, dove il filo che lega all’eternità viene ricucito dall’uomo di Sion. Emerge, dunque, la speranza cristiana su un mondo “finto” e asfittico, Quella di Davare si può considerare una proposta di “via interiore”. infatti il rifugio sicuro dagli orrori del mondo, rappresentato dalla cappa non appaga, non basta. Sotto la cappa c’è un’umanità senza speranza e che nasconde i propri drammi con una ipocrita maschera di felicità, in una società in cui trovate ipertecnologiche coprono un senso di oppressione e di soffocamento che ricorda molto la lezione di 1994 di Orwell. Davare rappresenta, nella sua opera, l’assurdo di una vita vissuta sotto una iperprotettiva cappa dove i personaggi, perfettamente integrati nel sistema, non sanno più nemmeno commuoversi, non sanno più “esistere”, ridotti ad automi, ad eseguire solo gli ordini di anonimi cervelloni: si vedono situazioni e personaggi sempre al confine tra il reale e il metafisico, dove emergono, però, i fondamentali sentimenti della vita: la smania, l’inadattabilità dell’uomo, il suo desiderio di autenticità. Il ricorso allo schema della favola serve all’autore per toccare, con toni tenui e delicati, argomenti a lui cari: l’importanza della creatività e della fantasia, il valore della libertà, contrapposti ad una società che tende, pian piano, a soffocare ogni impeto creativo e liberatorio, ad una politica vuota e priva di ideali che mira a fare dall’arte una forma di propaganda. Stellina, la bambina che rivendica a se stessa il diritto di pensare, di amare, di sognare, diviene l’alter ego di tutti gli idealisti e dell’autore, dunque, che vogliono tirarsi fuori da una società basata su logiche aberranti. Contro un criterio che pone ai primi posti valori come l’efficienza, la razionalità, la concretezza, Davare rivendica il diritto a non farsi omologare e a rimanere se stessi, costi quel che costi. Da quella cappa Stellina vuole uscire, per trovare la propria vera strada, il luogo vero di felicità ed è la stessa ricerca di Davare quella di uno spazio in cui poter volare libero, come il suo “airone”, assecondando la sua vera natura, fatta per spazi infiniti ed è in questa ricerca che l’uomo mantiene la propria dignità. Insieme autore, regista e attore, Davare ha saputo unire nel favo delle api la sapienza della scrittura alla maestria della messinscena e dell’esecuzione. L’autore ha dato voce, in questo lavoro, al bisogno insopprimibile di felicità, alla sete di infinito che c’è in ogni uomo, così il suo teatro acquista una tensione etica notevole e irradia una profonda risonanza di integrità morale e umana.È la coraggiosa avventura del vivere che II favo della api rappresenta, quell’avventura della vita che oggi in pochi sanno affrontare, perché dura e insidiosa, mentre risulta più facile lasciarsi avvolgere da quella “rete” apparentemente rassicurante che imprigiona pian piano tutta l’umanità, fino a soffocarne ogni impulso vitale.<br /> Giuseppina Coppola</p>
Personaggi Uomini: 12
Personaggi Donne: 8
Bambini: 0
Comparse: 0
Totale personaggi: 20

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