MAESTRO LANDI
Numero Libretto: 3751
Formato: cartaceo
Numero Atti: 3
Anno: 1925
Autore: FORZANO GIOVACCHINO
Lingua: ITALIANO
Dialetto: ITALIANO
Quadri: 3
Traduzione:
Genere: COMMEDIA
Note: <p> COAUTORE PAOLIERI FERDINANDO</p>
Introduzione: <p> La realtà storica per l’arte non esiste. Quindi non saremmo tenuti a dare nessuna spiegazione.<br />
Nonostante, visto che mentre la commedia si rappresenta, il libro si legge e fra i lettori ci possono essere anche dei pedanti a cui piaccia di sollevare obiezioni storiche, a scanso di polemiche dichiariamo d’essere perfettamente consci degli arbitrii che ci siamo presi con certi particolari storici.<br />
Dunque, per chi volesse saperlo. Luigi Landi fece domanda per essere nominato carnefice della città di Firenze, mentre versava nella più terribile miseria, non solo per salvar dalla fame la moglie Maria Routini e due figliuole, ma anche per dare uno schiaffo morale a un fratello ricco che non aveva voluto sovvenirlo. Egli sperava però che la bontà Granducale non lo mettesse in condizioni di esercitare il suo mestiere. E infatti dalla decapitazione del parricida Bertoni, eseguita dal famoso boia Celestino, gobbo, che tagliò al condannato anche la mano destra, sotto la fine del regno di Ferdinando III (da cui il Landi fu assunto come, carnefice dietro sua domanda, scelta a capriccio del caso, fra quattordici presentate dopo la morte di Celestino) non ci furono più esecuzioni fino ai primordi del regno di Leopoldo II. Il povero Laudi fu tolto allora ai suoi ozi beati. La mattina del 20 luglio 1830 alle 5 il Landi eseguì la sentenza di morte del capraio Rosi, e, per dire la verità, non se l’aspettava davvero, dato che il Rosi era alle Stinche da quasi un anno e nessuno avrebbe immaginato che la sentenza della Rota Criminale dovesse essere dichiarata eseguibile dopo sì lungo silenzìo! Su codesta esecuzione, che, come s’è detto. Fu l’ultima in Firenze, sì è sbizzarrita la leggenda, fino al punto di dire che il Rosi (a un certo momento) sarebbe stato trafugato dalla folla, la quale non voleva più che il reo fosse giustiziato. L’aiutante del Landi si chiiamava Luigi Tommasi, e non era napoletano. Il sacerdote che assistè il condannato nelle ultime ore si chiamava padre Clemente, dei Cappuccini. Il boia, dopo l’esecuzione del Rosi, ebbe un delirio di quindici giorni con alte febbri durante le quali andava ripetendo alla moglie, alla figlia maggiore Adelaide e alla minore: chiudili ! chiudili !<br />
Egli si riferiva con le sue parole agli occhi del condannato, che aveva visto sbarrati dall’ orrore della morte; mentre le donne invece intendevano di chiudere gli scuri delle finestre. Il confessore del Landi era il curato di S. Ambrogio Don Giuseppe Tarducci. Il Landi, infine, visse molti anni anche dopo l’esecuzione riscuotendo lo stipendio che raggiungeva una bella cifra, perché unito ai proventi di certe funzioni che compiva il solo aiutante, mentre gli incerti venivano divisi a perfetta metà col carnefice. Insomma, aiutanti: e maestro, se la passavano tutti e due benino! Ed è verissimo che, fino all’esecuzione del Rosi, il Landi godeva di una certa pace, perché di lui è fatta perfino menzione da diversi cronisti delI’ 800 e fra gli altri da Enrico Montazio, come di un uomo buono e molto servizievole e caritatevole. Ma, a dir la verità la gente, se lo incontrava per la strada, lo scansava volentieri, e, la, mattina, alle 6, a S. Ambrogio, dove il boia ascoltava la messa, in piedi accanto alla porta di fondo, intorno a lui c’era sempre un pulito come se ci tirasse vento. Per la storia non c’è altro da dire. Per la commedia a noi interessava soltanto il pathos del Landi buono e più che buono, quasi irresponsabile, cinico di quel cinismo sornione e bigotto che pesava su tutta la Toscana quietista della prima metà delI’800, dell’individuo incapace tanto d’ammazzare un pollo, quanto di ritardare d’un minuto l’ora, del pranzo, costretto, a un tratto, dal suo destino, ad uccidere i suoi simili e ad<br />
accorgersi (troppo tardi) che cosa è la vita, durante la quale l’uomo propone a una volontà sempre più forte di lui, dei suoi calcoli, del suoi piani, del suo lavoro di Sisifo, inesorabilmente, dispone.</p>
Personaggi Uomini: 15
Personaggi Donne: 4
Bambini: 0
Comparse: 10
Totale personaggi: 29
