MARIA OLIVARES

Numero Libretto: 3306

Formato: cartaceo
Numero Atti: 1
Anno:
Autore: SANFILIPPO MONICA
Lingua: ITALIANO
Dialetto: ITALIANO
Quadri: 1
Traduzione:
Genere: MUSICALE
Note: <p> MUSICA DI DOMENICO GIANNETTA</p>
Introduzione: <p> L’opera Maria Olivares si ispira ad una storia realmente accaduta, legata al fenomeno del brigantaggio femminile post-unitario dell’Italia meridionale. La più recente ricerca storica ha portato alla luce numerosi ritratti di donne briganti, tanto da ridefinire sia il ruolo di genere nell’organizzazione del brigantaggio, sia la verità dei fatti spesso ammantati di alone leggendario o pregiudiziale opinione. Da un’interpretazione fortemente conservatrice della prima metà del Novecento, secondo cui le donne briganti sono categoricamente “drude” al servizio di delinquenti, assassine e “virago della malavita macchiaiuola” (J. Gelli, Banditi, briganti e brigantesse dell’Ottocento.1931), dobbiamo attendere la fine degli anni sessanta del secolo scorso, quando, ad inaugurare un nuovo corso della letteratura sull’argomento, interviene l’opera di Franca Maria Trapani (Le brigantesse, 1968). La ricostruzione della scrittrice, per alcuni versi ancora mitizzata, rappresenta nel complesso una svolta nell’approccio al fenomeno, nell’intento di considerare figure come Filomena Pennacchio, Maria Oliverio, Serafina Ciminelli, Michelina Di Cesare, Filomena Cianciarullo, solo per citarne alcune, donne autonome e “psicologicamente” indipendenti nei comportamenti e negli intenti, “una prima ribellione femminile allo stato di soggezione atavico e tradizionale delle donne nelle province del Mezzogiorno”. Più di recente la ricerca si arricchisce di nuovi volti e storie, con opere come quella di Valentino Romano (Brigantesse. Donne guerrigliere<br /> contro la conquista del sud, 2007) in cui le biografie si fondano a partire dal recupero minuzioso di atti, cronache e processi. Grazie a questa tendenza di studi, è stato possibile evidenziare un dato incontrovertibile: la massiccia presenza delle donne ai fatti di ribellione del Mezzogiorno dopo l’Unità. Il brigantaggio fu un crogiolo di motivazioni diverse, espressione sociale di nuove ed endemiche difficoltà del sud Italia, dall’esasperazione contadina per l’insoluto problema delle terre al legittimismo borbonico, dall’avversione verso i “‘galantuomini” pronti a schierarsi con la nuova classe dirigente all’ostilità per le regole imposte dal governo piemontese, dalla leva obbligatoria al prelievo fiscale. Ed è evidente che il nuovo Stato incontrò un forte attrito nel penetrare nei territori annessi. Quanta coscienza legittimista abbia animato le brigantesse, però, è difficile da definire; sicuramente la loro presenza ribalta il ruolo stereotipato della tradizione meridionale della donna. Conoscerne i fatti informa circa la determinazione e il coraggio insoliti agli occhi dei moderni di cui furono capaci, fautrici di azioni illecite e particolarmente violente, atti estremi di efferatezza, affermazione identitaria e protesta, ora contro i soprusi baronali, ora contro la Guardia Nazionale, contro il proprio coniuge, o familiari, se necessario, fino a comandare in prima persona una banda, maneggiare armi da taglio e da fuoco, prelevare riscatti; o, più semplicemente, coinvolte nel manutengolismo. nella fitta rete di relazioni clandestine con i parenti datisi alla macchia. La protagonista del nostro libretto emerge dalle righe della storia: è Maria Oliverio, più nota come Ciccilla, i cui fatti cruenti hanno lasciato un alone mitico presso le popolazioni d’origine, ora “riciclati” nelle canzoni popolari, nei testi dei cantastorie e nelle ballate, ora ripercorse nell’immaginario di studiosi e letterati romanzando le vicende in libretti e novelle, basti citare il dramma di Luigi Stocchi, Ciccilla o i briganti calabresi<br /> (1873), e i Racconti calabresi di Nicola Misasi (1881).<br /> Nata il 1841 a Casole Bruzio, in provincia di Cosenza, Maria sposa, diciassettenne, Pietro Monaco, un ex sergente borbonico, poi garibaldino sulla scia del miraggio delle terre, infine disertore alla chiamata alle armi del nuovo Regno e brigante. La giovane sposa, rimasta in paese, viene sorvegliata e trattenuta in carcere per qualche mese affinchè riveli il rifugio e i movimenti del marito. Una volta in libertà, scopre un episodio poco piacevole: la tresca amorosa tra Teresa, sua sorella e Pietro. In preda all’ira e alla gelosia, il 27 maggio 1862, uccide la sorella a colpi di scure, l’unico delitto di cui si dichiarerà colpevole al processo. Di fronte alla gravita della situazione, che affonda le radici nella passione e nella vendetta dell’onore tradito. Maria veste i panni del brigante e si rifugia in Sila, aggregandosi alla banda Monaco. Travestita da uomo, conduce sequestri e rapine, partecipando, nel 1863. al rapimento di un’intera comitiva di signori benestanti impegnati in un’escursione nei boschi della Sila: il giovane Michele, fratello del comandante della Guardia Nazionale. Raffaele Falcone, l’anziano padre e il cugino di questi, il vescovo di Tropea e due preti. L’azione ebbe all’epoca una grande risonanza, considerando il coinvolgimento istituzionale dei personaggi. Sembra che Michele abbia scritto una relazione sul rapimento, nella quale descrive l’incontro con lo “strano” brigante, particolarmente accorto nei suoi confronti e il momento in cui gli rivela la vera identità: «Io non sono un uomo innocente, come pensate, ma una donna che ha lordate le mani del sangue di sua sorella: il mio nome s’addomanda Maria, e i compagni m’appellano Ciccilla». Michele, dapprima disorientato e inorridito, capisce che la confidenza scoccata può giocare a suo favore: «La pregai acciò interponesse l’opera sua col marito, perché lasciasse mio padre in libertà. Ella con un sorriso mi assicurava che volentieri avrebbe ciò fatto». (Salvatore Scarpino, La guerra “cafona”, 2005). Nel dicembre del 1863 le indagini militari si accelerano: il comandante Falcone, comprata la complicità di tré gregari della banda, elimina Pietro. Sono in realtà gli stessi briganti a farlo fuori, guidati da Salvatore De Marco, uccidendolo a colpi d’arma da fuoco di notte, nel sonno; Maria, pur ferita, riesce a scappare. La leggenda vuole che la donna decapitasse il marito e ne bruciasse la testa per evitare che i soldati piemontesi la esponessero come trofeo per le vie del paese. Dopo il duro colpo inferto alla banda, la donna non si arrende: ne assume il comando e domina indiscussa la Sila per più di un mese, diventando “la brigantessa delle brigantesse.<br /> Monica Sanfilippo<br /> Da Sipario n.720 anno 2009</p>
Personaggi Uomini: 15
Personaggi Donne: 2
Bambini: 0
Comparse: 10
Totale personaggi: 27

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