NOTTURNO

Numero Libretto: 0521

Formato: cartaceo
Numero Atti: 2
Anno:
Autore: ZAGO ROBERTO
Lingua: ITALIANO
Dialetto: ITALIANO
Quadri: 1
Traduzione:
Genere: DRAMMATICO
Note:
Introduzione: <p> Siamo in India, presso una delle tante missioni cristiane; siamo nel lebbrosario di Eluru in corso di costruzione, in mezzo ad una umanità che soffre e che ha fame. Nell’arco brevissimo di una notte, quattro personaggi danno vita alla vicenda.<br /> Padre Soddo è la figura più accattivante, pérché è il personaggio del dubbio, della crisi. E’ un missionario che ha fatto della sua missionarietà una professione, è un sacerdote che ha fatto della sua consacrazione una routine, è un £ragioniere di Dio”, e come tale si comporta. Suor Stefania è anch’essa una missionaria, votata integralmente in un’opera di donazione di se agli altri che lascia sconcertati: 1a sua è la donazione totale, l’amore totale, non solo verso i lebbrosi che cura, ma verso ogni lebbra umana che incontra: prima fra tutte quella che attanaglia Soddo.<br /> Mauro è un architetto venuto in India sulla scia del fascino dei racconti d’avventure, o almeno cosi sembra, incerto nella sua mancanza di fede, tanto incerto che l’incontro con Suor Stefania e lo scontro con il dramma di Padre Soddo sono così forti in lui da smuovere la sua incertezza. Romano è un fratello laico, è entusiasmo della semplicità che fa da contrasto al dubbio di Soddo; è un semplice per eccellenza, accetta la sua funzione, voluta da Dio, vivendo la sua vita, donando se stesso nel quotidiano.<br /> Quattro personaggi ruotano l’uno attorno all’altro, legati ad un filo invisibile, teso da un quinto personaggio, che non parla, che non si vede, che nessuno mai sarà chiamato ad interpretare, ma che invece c’è, e si trova, scenicamente, al di là della tenda che divide, sul fondo, la Stanza del lebbrosario di Eluru dove si svolge “Notturno”, dalla piccola cappella: il Cristo nell’ostia consacrata, chiuso nel tabernacolo, eppure presente, quasi misteriosamente, sempre interlocutore degli altri personaggi.<br /> Mauro ha terminato il lavoro per cui è venuto in India: lascia dei progetti per la realizzazione del lebbrosario, ha istruito i paria che lavoreranno nel cantiere, ha svolto in terra indiana la sua professione di archi tetto: ed ora è prossimo alla partenza.<br /> La presenza di Padre Soddo in scena tronca il dialogo tra Mauro a Suor Stefania: ma è un troncare brusco, imprevisto, quasi fastidioso. Padre Soddo appare subito come una figura ambigua, c’è qualcosa in lui che suona stonato. E la suora si allontana.<br /> Lo sfogo di Soddo con Mauro domina la parte iniziale del dramma. E un pò il sasso gettato nell’acqua; la novità della persona estranea (Mauro) convince Soddo ad aprirsi in una confessione quasi disperata. Lo sfogo di Soddo è ascoltato, al di là del velo che nasconde la cappella, da Suor Stefania. Soddo la scopre, e la cosa 1o urta; sa che Suor Stefania è la sua più di retta antagonista nella sua lotta per perdere la fede, e non ha ritegno a dirglielo. Ma mentre Soddo si scaglia contro lo stesso Dio, affermandosi peccatore per non avere amato se stesso (ma i1 peccato di Soddo è solo i1 suo orgoglio di prete offeso dalle statistiche dei pochi battesimi impartiti), quello stesso Dio lo mette alla prova: un paria è in fin di vita, vuole i sacramenti, e Soddo, prima riluttante, va a compiere questo ennesimo gesto di carità… o di professione.<br /> Di fronte al paria che muore le tre figure di Soddo, di Suor Stefania e di Mauro si scoprono integralmente. Quel miserabile si è tagliato le vene dei polsi non accettando l’idea che la lebbra gli abbia colpito le mani, strumenti unici del suo lavoro di pittore.<br /> Arriva Fratel Romano, e subito il contrasto fra i due personaggi balza in piena luce. Romano è l’entusiasmo della fede fatto persona. Per lui non ci sono spiegazioni da dare, lui opera, lavora, si prodiga a destra e a sinistra; anche verso Soddo, del quale coglie subito lo stato teso e agitato, Romano dimostra amicizia e comprensione.<br /> Rientra Mauro portando la notizia che il paria lebbroso è morto. Soddo non ha nulla da rimproverarsi: con il paria ha fatto il suo dovere di prete. Mauro glielo rinfaccia però: egli non può accettare che un sacerdote e una suora si siano dati tanto da fare per atterrire un povero paria in punto di morte e strappargli una confessione dei peccati quale passaporto per la vita eterna. “Missione compiuta” afferma Soddo. Mauro, davanti. a tanto cinismo, non può tacere il suo disgusto per questo prete venuto in India per compiacere se stesso con la scusa di Dio, per risolvere ad ogni costo i problemi di quel Paese. Se la prima parte di “Notturno” serve all’autore per evidenziare appunto la crisi di Soddo e di Mauro, la seconda parte è dedicata integralmente alla figura di Suor Stefania. Questa seconda parte di “Notturno” è altra versata da un’atmosfera diversa; si respira quasi un’aria diversa; al dramma subentra a speranza, alla cieca disgregazione di Soddo subentra la gioia della riscoperta della fede, che altra non è se non la accettazione del proprio ruolo, di ciò che Dio chiede ad ognuno di noi. Pare quasi che la Grazia di Dio entri come un soffio fra quelle anime. Suor Stefania è il tramite di questa resurrezione.<br /> Anche lei è investita dalla stizza di Mauro, anche lei si sente accusata di aver recitato ad ogni costo la parte della buona sorella con il paria morente, al solo scopo di guadagnare un’anima a Dio; ma lei è diversa, lei ha pregato per quell’anima, ben sapendo di non poter fare altro di fronte al mistero della morte. Suor Stefania risponde ora a Mauro. Perché è venuta in India? che cosa ci trova in India?<br /> E’ un lungo, bellissimo monologo da parte di Stefania si apre una pagina dolorosa: quale veste aveva lei, umile suora, per tradurre nella natia Faenza, accanto al padre, attivista entusiasta dell’idea proletaria. Lei è cresciuta in quel clima, si è entusiasmata di quella stessa idea che “doveva cambiare il nostro Paese in meglio”. Poi la crisi, la verità scoperta sugli aspetti più abbietti di quell’idea proletaria per la quale tante vite erano state sacrificate. La crisi dell’ideale è la crisi di Stefania, la quale però non si lasciò andare: un caso, uno dei tanti casi della Grazia divina, fece si che ella leggesse il Vangelo; ed ecco allora la scoperta di un’altra idea, di un’altra verità, la Verità. Era necessaria a quel punto la donazione totale, la scelta vocazionale. Stefania l’ha compiuta senza paura, affrontando con serenitá e sicurezza la ribellione ed il disprezzo del padre. Ecco allora la rottura definitiva con la famiglia, la scelta religiosa, lo studio del testi biblici. Anche qui per Suor Stefania si apre una pagina dolorosa: quale veste aveva lei, umile suora, per tradurre e interpretare la parola di Dio? chi era lei per “tradurre” ciò che Dio aveva detto? era Dio che parlava attraverso quelle parole, o Suor Stefania, che le traduceva?<br /> Altro tormento, altra incertezza, che rimane quale spina nella vita di Suor Stefania.<br /> La scena finale è uno scontro aperto fra Soddo e Dio. Suor Stefania capisce che per salvare l’anima di Soddo, e con Soddo anche Mauro, v’è una sola possibilità: gettare quell’anima addosso a Dio. E non esita a farlo. grida a Soddo affinché urli in faccia al Cristo che sta nel tabernacolo la sua rabbia: Soddo lo fa, senza ritegno. Ed é proprio in questo istante, quando sembra che l’anima sia persa per sempre, che la Grazia di Dio risplende di nuovo, e la sua misericordia verso Soddo si fa strada nelle stesse parole di Suor Stefania. Quel Cristo che Soddo rifiuta lo stesso Cristo che 1o ha voluto in terra di missione. Davanti al Cristo, che, attraverso le parole di Suor Stefania, accetta il dolore di Soddo, il sacerdote torna a dominare sull’uomo, la fede torna a controllare l’istinto. Soddo torna ad accettare fino in fondo. il suo ruolo, la sua funzione di prete e di missionario.</p>
Personaggi Uomini: 3
Personaggi Donne: 2
Bambini: 0
Comparse: 0
Totale personaggi: 5

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