SACCO E VANZETTI ULTIMO ATTO

Numero Libretto: 2833

Formato: cartaceo
Numero Atti: 1
Anno:
Autore: GIORGETTI MARIO MATT
Lingua: ITALIANO
Dialetto: ITALIANO
Quadri: 1
Traduzione:
Genere: COMMEDIA
Note:
Introduzione: <p> Il caso di Sacco e Vanzettì<br /> Pochi sanno come sono andate le cose. Chi è stato, a distanza di cinquant’anni dalla loro uccisione, colui che ha promosso il progetto di chiedere la revisione del processo di Sacco e Vanzetti per il riconoscimento della loro innocenza? A distanza di tanti<br /> anni, credo che sia venuto il momento di riconoscere a chi va il merito. Al caso. Un semplice caso ci ha portato a restituire a<br /> Sacco e Vanzetti la loro dignità di uomini, la loro innocenza, uccisa il 23 agosto del 1927. Il caso ha voluto che un singolo uomo, il sottoscritto, coadiuvato da altri, abbia messo in movimento uomini politici, intellettuali, scrittori, artisti, avvocati, giornalisti, insieme per riprendere le fila abbandonate nella dimenticanza dopo la morte dei due emigranti italiani in terra americana. Ringraziarne il “caso”, dunque, che presentatesi piccolo, piccolo è poi esploso fino alla soddisfazione della vittoria.<br /> Prima di parlare del “caso”, dell’occasione che ha messo in moto la macchina degli uomini, devo fare una premessa, breve,<br /> breve. Nel lontano 1968 conobbi una giovane anarchica, convinta, studiosa, appassionata di tutti i movimenti libertari, infarcita del pensiero utopico. Oggi è una stimata critica teatrale per un importante quotidiano del nord. Questa donna mi iniziò all’anarchia, mi introdusse nel mondo degli anarchici. Conobbi Pinelli, Valpreda, Lanza, Bartolo, e tanti altri che frequentavano il circolo Scaldasele, quello della Ghisolfa, entrambi a Milano. Per loro organizzai anche degli spettacoli per raccogliere fondi per l’organizzazione “Croce Nera”, (una organizzazione di mutuo soccorso) al Teatro Litta di Milano, al Teatro Uomo di via Manusardi, anch’esso a Milano, zona Navigli. Leggendo alcuni vecchi opuscoli anarchici, clandestini, testi di Malatesta, Gori, Proudhon, Kropotkin, Bakunin, Volin e tanti altri, la materia mi affascinò, tanto che poi mi imbattei nella storia di Sacco e Vanzetti. Cominciai a cercare documenti sulla vicenda di questi due lavoratori italiani, per eleborare un testo teatrale su di loro. Ed ecco il caso. Per ragioni di attività teatrali avevo conosciuto Osvaldo Bevilacqua, oggi noto conduttore televisivo della trasmissione “Sereno variabile”, in quegli anni funzionario del Partito Socialista Italiano, che allora aveva sede in via del Corso a Roma. Ero andato a trovarlo nel suo ufficio, e mentre parlavamo del più e del meno notai alle sue spalle un vecchio manifesto che annunciava una manifestazione di protesta contro la condanna di Sacco e Vanzetti, organizzata da un anarchico, già scomparso, un certo Misasi. Chiesi a Osvaldo come mai avesse quel manifesto: mi disse che glielo aveva regalato la vedova Misasi. Allora mi sentii autorizzato a parlargli del mio progetto teatrale, e da lì a poco nacque l’idea di interpellare l’On. Pietro Nenni per chiedergli se era disposto a presiedere ad un Comitato Internazionale per la riabilitazione di Sacco e Vanzetti. Chiamammo la sua segretaria particolare, Nedda De Giorgi, e la mettemmo al corrente dell’iniziativa. Nel giro di poche ore Pietro Nenni ci fece sapere che era disponibile. Ci mettemmo subito al lavoro per avere le adesioni dei politici più importanti italiani: Bottino Craxi, Beniamino Piccoli, Berlinguer, Terracini, Leiio Basso e tanti altri, e anche stranieri. Avemmo l’adesione di Mitterand, Soarez…. Fatto il Comitato Internazionale lo annunciammo alla stampa che dette molto risalto all’iniziativa. La sede fu stabilita presso lo studio di Franco Portone, un amico che svolgeva attività di promozione di importanti pittori e che fu subito nominato segretario. La sede era in via del Babuino 181, a due passi da piazza del Popolo, di fronte alla sede della Rai radiofonica. Studiammo subito un programma, che doveva avere come finalità quella di riportare a conoscenza del pubblico il “Caso Sacco e Vanzetti” con degli eventi pubblici, conferenze, scritti: l’appello fu scritto dal sottoscritto e controfirmato da tutti gli aderenti al Comitato. Intanto, il film di Montaldo distribuito nelle sale fu un grande successo di pubblico e ci aprì a nuove strade di sensibilizzazione. Organizzammo un Comitato di avvocati che potesse riesaminare gli atti del processo, i cui risultati furono rimessi all’Ambasciatore americano, a Roma. Organizzammo un grande evento al teatro Quirino di Roma, che l’allora direttore dell’Eli, Bruno D’Alessandro ci mise a disposizione: in una sala super affollata parteciparono politici quali Terracini, Nenni, opinionisti quali Ruggero Orlando, la sorella di Vanzetti, Vincenzina, i nipoti di Nicola Sacco (cioè i figli di Sabino, il fratello maggiore che portò in America Nicola, e che poi fu costretto a rientrare per ragioni di famiglia) giornalisti, funzionar! della Rai, personalità dello spettacolo. A chiusura di tante testimonianze, lessi la cronaca dell’unico giornalista ammesso alla loro esecuzione. La commozione fu tanta. La Rai mi ordinò di realizzare un documentario per mandarlo in prima serata. Portone raccolse disegni di pittori per poter raccogliere fondi. Nonostante la grande partecipazione nelle casse del Comitato non arrivò una lira. Le spese organizzative furono sempre anticipate dal sottoscritto che intanto girava tra i festival dell’Avanri con lo spettacolo Sacco e Vanzetti, dalla casa della morte per raccogliere un po’ di soldi. I manifesti per la promozione ci furono fomiti dal PSI, l’amministratore del partito era Rino Formica. Grazie all’interessamento dei politici francesi del Comitato Intemazionale, io e Vincenzina fummo inviati ad Antenne 2, per la trasmissione “Dossier de l’ecran” e, dopo aver trasmesso il film di Montaldo, aprimmo un bei dibattito coi giornalisti presenti. All’uscita degli studi televisivi, centinaia di giovani francesi ci<br /> aspettarono per darci coraggio a proseguire nell’impresa. Organizzammo una visita a Roma di Dante Sacco, il figlio tanto<br /> amato di Nicola Sacco, facendolo arrivare dall’America per un incontro pubblico con i politici italiani. Tutto questo comportò tre anni di lavoro, di attività capillare. Era diventata una sfida all’America. Gli anarchici italiani si sollevarono contro l’iniziativa perché sostenevano che Sacco e Vanzetti erano morti gridando “Viva l’anarchia”, e quindi non potevano essere appannaggio dei politici di stato. Lavorammo moltissimo per convincerli che Sacco e Vanzetti erano prima di tutto esseri umani che erano stati condannati ingiustamente e meritavano la partecipazione di tutto il consorzio umano, come fu il giorno della loro uccisione che vide insorgere popoli di tutto il mondo. Fu tanto il lavoro che si creò una vera forza di opinione che influenzò positivamente i rappresentanti americani in Italia, tanto da spingere il governatore del Massachussetts, Michael Dukakis, a dare incarico a degli avvocati americani per rivedere il processo di Sacco e Vanzetti. Poco dopo, era l’agosto del 1977, pervenne alla sede del Comitato la lettera del governatore Dukakis, che per primo ebbi l’onore, e l’emozione, di leggere: il<br /> processo fatto a Sacco e Vanzetti non era valido perché contene- va in sé “un vizio di forma”. (Tradotto significava che il giudice Thayer e il governatore del Massachussetts Puller avevano agito sotto i forti condizionamenti dei conservatori, spaventati dall’avanzata del consenso politico di sinistra). Ebbi l’onore di consegnarla all’On. Pietro Nenni, che poi, in qualità di presidente, in conferenza stampa ne rese noto il contenuto, ormai patrimonio di tutti noi.<br /> Mario Mattia Giorgettì</p>
Personaggi Uomini: 3
Personaggi Donne: 0
Bambini: 0
Comparse: 0
Totale personaggi: 3

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