SACCO E VANZETTI

Numero Libretto: 1786

Formato: cartaceo
Numero Atti: 1
Anno:
Autore: KARTUN MAURICIO
Lingua: ITALIANO
Dialetto: ITALIANO
Quadri: 1
Traduzione: CANCELLIER ANTO
Genere: COMMEDIA
Note:
Introduzione: <p> UN LAVORO DI RESTAURO<br /> di Fernanda Hrelia<br /> INTERVISTA A MAURICIO KARTUN<br /> Drammaturgo, autore di elaborazioni e adattamenti per il<br /> teatro, docente, Mauricio Kartun, nato a Buenos Aires nel 1946,<br /> e attivo in teatro dagli inizi degli anni Settanta, è fra gli autori<br /> latino americani presenti in Italia per la manifestazione<br /> “Oltrebabele Euramerica”, all’interno della quale, fra gli altri è<br /> stato tradotto il suo testo teatrale Sacco e Vanzetti. La vicenda,<br /> in questa versione argentina, rivive in un grande affresco che si<br /> compone però anche di brevi ma intensi momenti che hanno il<br /> pregio di restituire il clima emotivo, i sentimenti e l’umanità dei<br /> personaggi.<br /> Come nasce “Sacco e Vanzetti’, nell’Argentina della fine<br /> degli anni Ottanta?<br /> “Possiamo dire che Sacco e Vanzetti come testo e poi come<br /> spettacolo teatrale è andato ben oltre alle aspettative e anche a<br /> quelli che erano gli obiettivi di partenza. Il progetto nasce dalla<br /> volontà di un impresario di rendere in qualche modo omaggio<br /> alla memoria di suo nonno anarchico, così un bel giorno<br /> convoca una Compagnia teatrale, un regista sensibile a questo<br /> tipo di tematiche, Jaime Kogan, e questi poi contattano me, per<br /> la vicinanza ideologica all’argomento da trattare. Io non avevo<br /> al momento una conoscenza approfondita della vicenda, in<br /> precedenza me n’ ero occupato marginalmente, quando ho studiato<br /> la storia di Severino Di Giovanni, l’anarchico italiano fucilato<br /> a Buenos Aires, di cui mi sono occupato a lungo e sulla quale,<br /> prima o poi scriverò un’opera teatrale.<br /> Analizzando la vita di Severino Di Giovanni, ero venuto a<br /> conoscenza del fatto che uno dei suoi primi attentati era stato<br /> contro un tabacchificio, nel quartiere di Buenos Aires conosciuto<br /> come “Once”, che aveva sfruttato a fini commerciali la storia di<br /> Sacco e Vanzetti; aveva messo sul mercato, infatti una marca di<br /> sigarette destinata alla classe operaia argentina col nome dei<br /> due anarchici assassinati, contando sul sentimento di simpatia<br /> e di solidarietà degli operai nei loro confronti.<br /> È per la preparazione del testo teatrale che ho cominciato<br /> allora a occuparmi di Sacco e Vanzetti in modo molto più<br /> analitico, e all’inizio mi sono concentrato sullo studio delle<br /> opere che avevano già trattato il tema, e principalmente la<br /> sceneggiatura del film di Giuliano Montaldo e il testo teatrale<br /> di Roli e Vincenzoni. Non lavoravo da solo, potevo contare sulla<br /> collaborazione del regista e di suo figlio, Diego Kogan, che<br /> cercavano materiale insieme a me. A Buenos Aires ci sono due<br /> centri che raccolgono documenti sul movimento anarchico: c’è<br /> la bella biblioteca “José Ingenieros”, che ha realizzato un lavoro<br /> di raccolta e di catalogazione di documenti davvero sorprendente,<br /> pur nelle difficoltà economiche e quella della FORA, che<br /> funziona nella calle Brasil. Consultando queste due biblioteche<br /> abbiamo trovato del materiale assai più interessante, a mio<br /> giudizio, di quello scelto e usato dai precedenti autori del<br /> dramma e del film. Anche per quanto riguarda gli stessi atti del<br /> processo, io trovavo più importanti alcuni passaggi rispetto ad<br /> altri scelti dagli autori italiani. Ma si sa che in un’opera basata<br /> su documenti reali, ognuno sceglie i frammenti più funzionali<br /> al suo discorso; le mie-nostre esigenze erano evidentemente<br /> diverse da quelle degli altri autori. Così ci siamo concentrati<br /> anche su un altro tipo di materiale, nuovo rispetto al film e al<br /> precedente dramma teatrale, cioè, oltre agli atti processuali e gli<br /> interrogatori, le lettere di Vanzetti, di gran valore dal punto di<br /> vista storico e letterario, e quelle di Sacco, una straordinaria<br /> testimonianza umana, fondamentale per me nella costruzione di<br /> personaggi veri, destinati, cioè ad essere interpretati in teatro, su<br /> un palcoscenico in rapporto diretto col pubblico”.<br /> Quanto è durato il lavoro di documentazione e poi di<br /> scrittura del testo?<br /> “È stato un lavoro per certi versi simile a quello del<br /> restauratore di un quadro antico, si lavorava per frammenti e il<br /> tessuto del testo si compone proprio di piccole o grandi ‘schegge’.<br /> È stato un lavoro appassionante e coinvolgente di circa tre mesi,<br /> nei quali eravamo letteralmente immersi nella materia. Io<br /> mettevo insieme questi frammenti in un disegno organico e il<br /> resto dell’equipe mi apportava continuamente materiale nuovo.<br /> È stato interessante anche voler ricostruire la cultura di Sacco e<br /> Vanzetti, il loro dialetto, il folklore delle loro zone d’origine, i<br /> canti anarchici italiani, ma poi quando abbiamo cominciato a<br /> lavorare con gli attori, ci siamo resi conto che il testo era<br /> lunghissimo e allora la scrittura è andata modificandosi. Abbiamo<br /> capito subito che non potevamo lavorare con gli attori in modo<br /> tradizionale, cioè affrontare scena per scena, svolgendo ogni<br /> argomento dal suo inizio fino alla sua chiusura, per cui certe<br /> situazioni non sono deliberatamente concluse, ma anzi si fondono<br /> con altre, creando un linguaggio scenico molto particolare, il<br /> tutto in funzione di un certo ritmo. Potevamo contare su una<br /> Compagnia di attori molto interessanti e di grande esperienza;<br /> i due protagonisti erano due grandi attori argentini, Victor<br /> Laplace e Lorenzo Quintero ma notevole è stata l’ interpretazione<br /> anche dei coprotagonisti e della Compagnia nel suo complesso”.<br /> Ora parlami dello spettacolo.<br /> “Lo spettacolo ha debuttato in una grande sala della Calle<br /> Corriente, cioè in un teatro del circuito commerciale di 1200<br /> posti, nel 1989. Il regista però, prima del debutto vero e proprio<br /> ha voluto che si facessero quattro recite in anteprima, a ingresso<br /> libero; la stampa sarebbe stata invitata appena alla quinta<br /> rappresentazione. L’interesse del pubblico è stato davvero<br /> sorprendente; c’erano lunghe code già dalle dieci del mattino<br /> per ritirare l’entrata; anche se lo spettacolo è gratuito,<br /> normalmente non c’è questo tipo di risposta a Buenos Aires; la<br /> critica, poi, incuriosita dal fenomeno non ha aspettato la quinta<br /> replica. L’entusiasmo del pubblico ci ha sorpreso molto, la<br /> gente partecipava attivamente allo svolgersi delle scene, c’erano<br /> commenti a voce alta, prese di posizione persino ingenue, non<br /> c’era replica in cui non si sentisse gridare dalla platea: Viva<br /> l’anarchia! Qualche anno dopo, in occasione di un’altra ricerca,<br /> mi sono incontrato con alcuni militanti, che mi hanno confessato<br /> di aver organizzato dei turni di presenza in sala per gridare Viva<br /> l’ anarchia ! Cosa che non vuoi dire che tutta quella partecipazione<br /> di pubblico fosse preparata, bensì che militanti anarchici avevano<br /> approfittato di quell’incredibile coinvolgimento del pubblico<br /> per ricordare a tutte quelle persone lì riunite che il movimento<br /> anarchico era ancora vivo, là in mezzo a loro.<br /> Certo, io ho parlato di coinvolgimento incredibile, e in un<br /> primo momento può stupire come questa vicenda potesse<br /> suscitare tanta partecipazione in un pubblico argentino, nel<br /> 1989, ma in realtà è evidente che nella rappresentazione del<br /> processo, nella negazione della libertà di pensiero e della<br /> giustizia, il pubblico argentino ritrovava anche sé stesso.<br /> Alla fine della stagione teatrale, il produttore e uno dei<br /> protagonisti non potevano riprendere lo spettacolo l’anno<br /> seguente per impegni professionali presi in precedenza; il<br /> successo dello spettacolo è andato oltre ogni aspettativa. Allora<br /> il resto della compagnia si è riunito in cooperativa per rimettere<br /> in scena Sacco e Vanzetti; per tutti noi quella era stata<br /> un’esperienza estremamente coinvolgente e non volevamo<br /> rinunciare alla possibilità di riviverla. Non ci eravamo trovati di<br /> fronte a un pubblico così ‘mobilitato’, neanche quando si faceva<br /> teatro politico negli anni Settanta. Non c’era ragione apparente<br /> che spiegasse il successo, ma evidentemente, come dicevo,<br /> c’era una ragione profonda. Lo spettacolo si rappresentò anche<br /> fuori Buenos Aires, a Mendoza e a Tucumàn. A Tucumàn è<br /> successo che si rappresentò proprio in periodo di votazioni;<br /> doveva essere eletto il governatore di quella regione. Quando è<br /> stato eletto Bussi, ex militare, repressore durante la dittatura, il<br /> suo primo atto ufficiale è stato proprio quello di togliere dal<br /> cartellone della “Comedia Tucumana”, finanziata dal<br /> governatorato, Sacco e Vanzetti. Abbastanza emblematico. Nel<br /> 1997 il testo è stato messo in scena dal gruppo “El Galpòn” di<br /> Montevideo, uno dei gruppi più rappresentativi del teatro di<br /> denuncia dell’America Latina”.</p> <p>da IL SIPARIO n. 599 aprile 1999</p>
Personaggi Uomini: 11
Personaggi Donne: 2
Bambini: 0
Comparse: 0
Totale personaggi: 13

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