VITA IN-FINITA (LA)

Numero Libretto: 4376

Formato: cartaceo
Numero Atti: 1
Anno: 2020
Autore: Raiola Marcella
Lingua: ITALIANO
Dialetto: ITALIANO
Quadri: 4
Traduzione:
Genere: COMMEDIA
Note: <p>Premio C.A.M.A. 2020</p>
Introduzione: <p>Nato, in prima bozza, come strumento “empatico” di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, nell’ambito delle lotte condotte dai docenti precari contro la mercificazione dell’istruzione e i draconiani tagli alla Scuola statale effettuati nell’ultimo decennio, il testo e stato successivamente ampliato e collocato in una cornice narrativa organica, nell’intento di trasformarlo in una denuncia articolata e meditata delle pesanti ricadute sociali, culturali, pedagogiche ed esistenziali della strutturale precarizzazione del lavoro intellettuale. I quattro quadri di cui si compone l’opera provano ad illustrare i meccanismi coercitivi del potere dirigenziale, che alterna minacce plateali a cavillosi legalismi, i danni prodotti dalla procurata desultorietà del dialogo educativo, i dolorosi ricatti affettivi che fiaccano la resistenza morale all’omologazione e il prono conformismo culturale, che teme e proscrive la dirompenza della passione civile immessa nelle proprie lezioni dall’insegnante consapevole del suo ruolo. La protagonista, emblematicamente denominata con riferimento alla precarietà vista nelle sue molteplici fenomenologie e frustranti dimensioni, si confronta, nel primo atto, con un dirigente scolastico che usa la neolingua del management per annientare la dignità del corpo docente e renderlo docile alla logica della “customer satisfaction”. Il denso e teso dialogo con una collega, alla fine della scena, getta luce sulle strategie di autoassoluzione, spesso inconscie, di chi non sa reagire al violento snaturamento della propria funzione. Nel secondo atto, la protagonista incontra un’ex alunna; la loro evocativa chiacchierata, dolente nella sua leggerezza, disegna lo spaccato di una Scuola pubblica sempre più priva di mezzi e di un’adolescenza sistematicamente privata della continuità valoriale e della sostanza epistemologica necessarie a sviluppare un’autonoma visione. L’interno di famiglia del terzo atto mostra il crudele tarlo del pregiudizio borghese in azione, e rende evidente la torsione emotiva cui sono sottoposti i rapporti più intimi, logorati dalla percezione della precarietà come “fallimento “individuale, professionale e sociale. II quarto quadro, infine, si configura come un’apologia della libertà di insegnamento e del pensiero critico, che il nuovo paradigma formativo impone di abbandonare in cambio di una stabilizzazione lavorativa non più riconosciuta come inalienabile diritto, ma largita come graziosa concessione da commissari d’esame il cui atteggiamento salda la riprovazione sociale e familiare di cui la supplente è fatta oggetto a quella istituzionale, che ne costituisce la legittimante matrice. Ci sono drammi che indossano la maschera della “ordinaria amministrazione”. Quello della precarietà cronicizzata, legato alla dismissione della Scuola della Costituzione, e uno dei più angosciosi. Questo contributo spera di abilitare a comprenderne qualche prodromo e qualche sviluppo, nella speranza di inverare l’emistichio virgiliano “forsan et haec olim meminisse iuvabit”.<br /> Da SIPARIO n 850-851-852 anno 2021</p>
Personaggi Uomini: 2
Personaggi Donne: 8
Bambini: 0
Comparse: 0
Totale personaggi: 10

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