ALEIDA E IL CHE

Numero Libretto: 4010

Formato: cartaceo
Numero Atti: 1
Anno:
Autore: BOGGIO MARICLA
Lingua: ITALIANO
Dialetto: ITALIANO
Quadri: 1
Traduzione:
Genere: DRAMMATICO
Note:
Introduzione: <p> Passione erotica e passione politica, amore totale per una donna o per un uomo e amore universale per tutti gli uomini, per tutte le donne. Diverse forme dell’eros, la prima comune a quasi tutti.<br /> L’altra privilegio di pochi ieri, pochissimi oggi. Quella rara identificazione<br /> di specie che, nella sobria. trascinante scrittura di Maricla Boggio,il Che, avanzando con voce alonata, codifica nel motto del poeta dell’indipendenza cubana. José Martì: “Ogni vero uomo deve sentire sul proprio volto il colpo inferto sul volto di qualsiasi uomo”. Sono i due poli attorno ai quali scorre e si intreccia il dramma del doppio amore dei leggendario eroe della rivoluzione<br /> cubana: per l’umanità da redimere e per la moglie Aleida March, figlia di contadini istruita all’Università di Santa Clara, conosciuta sulla sierra dell’Escamhray nel momento più alto della rivoluzione cubana e sposata poco dopo la vittoria (e il divorzio dalla prima moglie, la peruviana Hilda).<br /> Non tanto una storia d’amore. Piuttosto, la storia dell’impossibile convivenza fra due amori. Quello relativo, vissuto, tra un uomo e una donna. E quello assoluto, invivibile e incommensurabile, che un uomo dedica all’umanità. Amore fatale.<br /> A ricongiungere i due amori resterà, alla fine, lo scialle nero con cui Aleida gli aveva fasciato ii braccio ferito nella battaglia di Santa Clara. Lo scontro decisivo che aprirà ai barbudos la via del trionfo, celebrato da Fidel all’Avana. Quello scialle, che Aleida depone nella tomba cubana che accoglie ciò che resta del combattente della risoluzione mondiale — “dove un paese ha bisogno di me, io vado” – caduto “incognito” in Bolivia. A testimoniare per sempre dcl loro amore.<br /> Ho letto il dramma teatrale di Maricla Boggio avendo davanti a me due fotografie.<br /> La prima, in bianco e nero, ferma il sorriso di Aleida, bella di una bellezza quasi disegnata, troppo perfetta, troppo fragile. Potrebbe essere una star di Hollywood. invece ë una rivoluzionaria cubana che si innamorò del Che dopo avergli fatto da segretaria nella Sierra e averne infine vinto la timidezza. Una battaglia, anche quella.<br /> La seconda ritrae il Che. In origine anch’essa un chiaroscuro, ma colorita dal pennello militante dei redattori dell‘Album de la Revolución Cubana, raccolta di figurine comprata a una bancarella del centro dell’Avana un paio d’anni fa. Immagine ormai scolorita, che scolpisce il Che con il suo basco nero, la barba e il sorriso iconici che ne hanno fatto un logo universale, pur se non sempre usato da chi lui avrebbe amato. Bello lui com’era bella lei. Qui ridotto a busto da nomenklatura, schierato in quarta posizione, dopo Fidel Castro, incredibilmente sopravvissuto al suo ego. il fratello Raul — attuale manutentore in capo di quel che resta dell’epopea rivoluzionaria — e il comandante Camilo Cienfuegos, il leader militare, “signore dell’avanguardia” secondo il Che. La didascalia recita secca: “Dr. Ernesto Guevara, Comandante de la Columna No. 8<br /> “Ciro Redondo” del Ejercito Rebelde 26 de Julio”,<br /> Il Che intimo magistralmente riconsegnatoci da Maricla non ha nulla di monumentale. E’ fin troppo umano anche nella sua vocazione comunista, che non può inchiodarlo a una sola patria — fosse l’Argentina o l’adottiva Cuba — né tantomeno a una donna. Meno ancora a una famiglia, come i figli ebbero a sperimentare. Eppure a questo Che, sciolti i lacci dell’iconografia o delle demonologie, residua una vena borghese. una vocazione alla casa. Quando rientra a Cuba dalle sfortunate, segrete missioni africane, l’eroe resta incognito, la barba e i capelli rasati, per sfuggire al nemico. Gli amici lo riconosceranno solo per le sue battute.<br /> Ma così sfugge anche ai figli,che non hanno il diritto di sapere chi sia quell’amico caro del papà. come Aleida lo presenta in famiglia. Quando però la figlioletta Aleidita sbatte la testa su uno stipite domestico,lui accorre a curarla. E la bambina sussurra alla madre — non abbastanza piano da sfuggire all’orecchio del padre “invisibile” come Ulisse di ritorno a Itaca – “Mamma, quell’uomo è innamorato di me”.<br /> Nella narrazione teatrale, quasi un dialogo fra Ernesto e Aleida mediato dall’Anghelos, messaggero ed ermeneuta per il pubblico di quell’incrocio impossibile d’anime e corpi, istinti e doveri, eros e rivoluzione, il Che recita l’ultima poesia, scritta su un fazzoletto bianco. “Nel labirinto più profondo della conchiglia silenziosa/si uniscono e si respingono i poli dcl mio spirito:! tu e TUTTI/ I Tutti esigono da me l’offerta totale,/che la mia sola ombra oscuri<br /> il cammino/ Più, senza beffare le orme dell’amore sublimato/ Ti guardo nascosta nel mio zaino di viaggio”.<br /> Che cosa resta delta storia di questo Gesù Cristo e della sua Maddalena, se non l’amore sublimato, unica sintesi di due amori impossibili?<br /> Lucio Caracciolo<br /> da RIDOTTO n 11/12 Dicembre 2014</p>
Personaggi Uomini: 2
Personaggi Donne: 1
Bambini: 0
Comparse: 6
Totale personaggi: 9

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