CARDO ROSSO

Numero Libretto: 3226

Formato: cartaceo
Numero Atti: 1
Anno: 2010
Autore: MAZZOCUT-MIS MADDALE
Lingua: ITALIANO
Dialetto: ITALIANO
Quadri: 1
Traduzione:
Genere: DRAMMATICO
Note:
Introduzione: <p> La tragedia, che nasce da un’idea di Cristina Mazzavillani Muti, è ispirata ai fatti avvenuti nel Teatro Dubrovka quando, il 23 ottobre 2002. un gruppo di ceceni sequestra spettatori, attori e musicisti durante la rappresentazione del musical Nord-Ost. La trasposizione teatrale tradisce la consequenzialità degli eventi, mantenendo l’ambientazione, l’esasperazione viscerale creata dalla situazione di stallo tensivo e di costrizione forzata.<br /> L’incursione avviene all’inizio del secondo atto. Il tema della “festa interrotta”, che ritorna a ogni ripresa della canzone Cardo rosso, è utilizzato per esasperare la tragedia e mai edulcorarla. La sequenza temporale così come la musica si adattano ai ritmi, ai tempi e agli spazi del ricordo, attraverso la voce della donna cecena; la ricostruzione degli eventi e del “qui e ora” è lasciata alle parole e ai pensieri della donna russa; la stridente realtà umana di un militare russo è demandata agli sms; infine il coro si appropria della poesia tragica che è commento. Cardo rosso non è un testo politico. Si raccontano fatti per decifrare fatti: vittima e carnefice sfumano, si confondono eppure riemergono nei racconti e nel “qui e ora” del dramma. Non si ha paura di morire solo nella disperazione, quando la propria individualità non conta più nulla e la vita è solo l’ultima carta da giocare. L’insensibilità è il frutto del dolore e l’agire è nient’altro che vendetta. Nessuna pietà dove non c’è perdono; nessun perdono dove non c’è comprensione. La donna cecena (B) e la donna russa (A) non hanno volutamente un nome; sono due madri che si riconoscono vicendevolmente come tali, ma che non sanno creare un varco tra paura e odio.<br /> Può, tra un morto vivente (B) e un vivo morente (A), tra la disperazione di chi è già morto come individuo e l’angoscia di chi sa di essere condannato, instaurarsi un legame, riaccendersi un sussulto di riconoscimento di una dimensione dell’umano? Quando la vittima A cerca il suo carnefice B, spera ancora in uno sguardo d’intesa, non per sé ma per la figlia, la giovane ballerina. Spera, forse, solo fino a quando da fuori, da un altrove che nulla comprende, una nebbia (quella del gas) cancella tutto. Una nebbia che azzera ogni possibilità. La nebbia della rimozione dei corpi, delle colpe e di qualsiasi cardo rosso che, ancora radicato, vuole resistere; la nebbia della normalizzazione che addirittura costringe le vittime superstiti, rimossi i cadaveri, ripulito il teatro, ad assistere nuovamente alla “festa interrotta”. Della tragedia esistono due versioni.<br /> La prima, per 5-8 attori (in base alle scelte registiche), verrà pubblicata a breve a cura di Ravenna Festival; la seconda, qui pubblicata, è per singola attrice e voci fuori campo. Si ringrazia Alessandro Scarano, lettore attentissimo e prezioso consulente drammaturgico.</p> <p>Maddalena Mazzocut-Mis, Chiara Muti, Giovanni Sollima<br /> Da Hystrio n. 2/2010</p>
Personaggi Uomini: 3
Personaggi Donne: 4
Bambini: 0
Comparse: 5
Totale personaggi: 12

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