CELESTINA (LA)

Numero Libretto: 3295

Formato: cartaceo
Numero Atti: 2
Anno:
Autore: DE ROJAS FERNANDO
Lingua: ITALIANO
Dialetto: ITALIANO
Quadri: 2
Traduzione: TERRON CARLO
Genere: TRAGICO
Note:
Introduzione: <p> Le scarse e incerte notizie biografiche raccolte intorno a questo personaggio hanno contribuito nei secoli a rafforzare anche il mistero intorno alla sua unica opera pubblicata e tramandata. Lei Celestina che qui presentiamo. Opera che, è bene dirlo, sebbene oggi quasi ignota, fu uno dei più notevoli successi letterari del suo tempo e considerata il capolavoro assoluto della letteratura spagnola al pari del Quixote e dei successivi capolavori drammaturgici del Siglo de Oro, ma anche l’opera letteraria che segna il passaggio dall’Umanesimo al Rinascimento. Stampata in numerose riedizioni per tutto il Cinquecento, tradotta in tutte le principali lingue parlate nell’Europa del tempo, italiano, inglese, francese. tedesco, latino. La Celestina ha una storia letteraria e personale misteriosa e straordinaria. In primo luogo, fino alla scoperta degli atti del processo a Alvaro Montalban, si dubitava persino dell’attribuzione a Rojas e dell’esistenza stessa di un autore con questo nome. Gli atti del processo risultano invece tra i pochi documenti in possesso degli storici per poter ricavare notizie sul nostro autore e sulla sua opera. Dagli atti risulta infatti che Rojas venne chiamato prima come testimone, poi come difensore di Montalban, poi ricusato dal Giudice proprio perché “converso”, ossia ebreo convertito, e dunque sospetto, e infine chiaramente identificato come l’autore, trentacinque anni prima, della storia di Melibea e Calisto. Trentacinque anni prima, ovvero in un lasso di tempo che va dal 1485 al 1490.<br /> La prima edizione a stampa risale al 1499 a Burgos, con il titolo Comoedia de Calisto y Melibea; nel 1502 ci fu la seconda edizione a Siviglia con alcune aggiunte nel testo, un prologo, una lettera dell’autore ad un amico e il titolo di Tragicomedia de Calisto y Melibea. Nello stesso anno seguirono altre due edizioni, a significare uno straordinario e repentino successo. Ogni nuova edizione, fino al 1526 è caratterizzata da aggiunte e manipolazioni varie che furono dibattute allo strenuo nel corso del tempo da storici e studiosi. La versione “licenziata” consta di 21 atti, un prologo, una lettera dell’autore, dei versi in apertura e chiusura e degli argomenti ripartiti su ciascun atto. Nella “lettera al lettore” Rojas provvede a raccontare di aver trovato rocambolescamente il primo atto di questa storia e di averla ritenuta interessante al punto da portarla a conclusione nel giro di quindici giorni: alcuni studiosi danno credito a questa versione. riscontrando una netta differenza stilistica fra l’incipit dell’opera e la restante parte, e attribuiscono con certezza al Rojas solo gli atti dal secondo all’ultimo e gli annessi. Ma la storia raccontata dal Rojas potrebbe essere un classico “espediente letterario”, che riduce la questione su chi possa essere l’autore del principio dell’opera ad una vana quanto inutile disputa. Resta il fatto che, come abbiamo anticipato, l’opera si colloca come uno spartiacque, a segnare la fine di un modo antico di scrivere, classicista e mitologizzante, e l’ingresso nell’epoca moderna, dove le storie e i personaggi sono dipinti con decise pennellate materiche, che li rendono reali, tridimensionali, capaci quasi di una vita propria fuori del testo. Valga per tutti Celestina, divenuta presto Eponima dell’intero dramma, e sinonimo di mezzana e malvagia malversatrice. Eppure, la sua personalità drammaturgica si staglia con una tale energia da travolgere l’opera intera e da lasciare traccia di sé in molte opere a venire (da La Dorotea di Lope de Vega, a Encina, a Gil Vicente). Lo stesso dicasi dei personaggi di contorno, Calisto e Melibea, coppia di giovani innamorati che evocano per la intensità e il realismo del sentimento i due ben più noti Romeo e Giulietta.<br /> La fortuna dell’opera fu grande. Si contano 62 edizioni soltanto nel XVI secolo. La prima edizione italiana risale al 1506 (tradotta da Alfonso Ordònez). Più complesso il tema della messa in scena: la prolissità di alcune scene, il linguaggio forbito e raffinato la rendono infatti difficile da rappresentare senza un’attenta opera di revisione. L’edizione che qui presentiamo è uno splendido esempio che Carlo Terron provò nel 1962. Tutt’altro che semplice traduzione, si tratta piuttosto di una riscrittura, in cui Terron, operata una sfrondatura dei vari annessi, delle parti in versi e della suddivisione in atti. riuscì a mantenere la freschezza del linguaggio, la complessità dell’intreccio e la ricchezza dei personaggi conferendo al testo un ritmo e un suono del tutto moderni. Una curiosità: un altro grande scrittore italiano del Novecento. Corrado Alvaro, compi un’operazione di traduzione sullo stesso testo (Milano, 1940). La versione di Alvaro venne rappresentata al Teatro delle Arti e al Teatro Ateneo di Roma rispettivamente nel 1941 e nel 1950.</p> <p>Da Sipario n 709/710 Agosto/Settembre</p>
Personaggi Uomini: 11
Personaggi Donne: 6
Bambini: 0
Comparse: 15
Totale personaggi: 32

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