ECCIDIO (L’)

Numero Libretto: 3738

Formato: cartaceo
Numero Atti: 1
Anno: 1994
Autore: CARDELLICCHIO RICCAR
Lingua: ITALIANO
Dialetto: ITALIANO
Quadri: 1
Traduzione:
Genere: DRAMMATICO
Note:
Introduzione: <p> L’eccidio di Riccardo Cardellicchio, un testo è intenso, un oratorio per tre voci, portato in decine di piazze<br /> e di teatri. E’ importante questo inizio, sia come commemorazione di un momento storico di grande dolore e difficoltà per la nostra nazione, sia – e questo ci sembra da sottolineare – come testimonianza per l’oggi, per i giovani, per chi è protagonista della storia – spesso altrettanto difficile – che stiamo vivendo adesso. Non vogliamo fare troppo facili paragoni, vorremmo soltanto segnalare la forte attualità di temi come quello della sopraffazione, cieca e brutale. L’eccidio è un testo universale, può interessare qualsiasi uomo condanni la violenza e il nazismo. Cambiano i luoghi, cambiano i nomi delle persone ma non le loro storie, le loro facce: tutte impietrite nella paura, rese dure dal dolore e anche dal coraggio. Animali braccati in quegli ultimi momenti di guerra. Una guerra che non concede tregua, non risparmia niente, non è più guerra di soldati, ma guerra di tutti. Ma la guerra non è finita, ci circonda anche oggi, di nuovo si parla di campi di sterminio, di violenza bestiale, di stragi che lasciano distese di uomini, donne, bambini. Nessuno era risparmiato, nessuno è risparmiato. Vogliamo che il sacrificio e il coraggio di chi ci ha preceduto non siano ricordi da mettere nel cassetto, vogliamo – senza retorica – ricordare l’orrore, perché non si torni a nuovi orrori, condannare per non ricadere, tenere alto il valore dell’amicizia, della solidarietà, della fraternità tra gli uomini, per costruire un mondo in cui tutti possano coesistere liberamente. Rimasto a lungo affidato alla memoria di pochi, infarcito di inesattezze e di prevenzioni, l’eccidio del padule di Fucecchio è senz’altro uno dei più feroci. Il 23 agosto 1944 l’esercito nazista, sul punto di ritirarsi, uccide 175 persone. Sono soprattutto bambini, donne e anziani. Gente innocente che ha avuto l’unico torto di cercare rifugio nell’immensa valle, divisa tra tre province e una ventina di comuni. A sera i nazisti hanno la spudoratezza di festeggiare l’azione di guerra con brindisi e gridando “Partigiani kaput”.<br /> Nel 1972 e 1973 il giornalista Riccardo Cardellicchio percorre in lungo e in largo il padule per mettere sulla carta le testimonianze e per raccogliere i pochissimi documenti. E’ accompagnato da Marco Matteoli in qualità di fotografo. Ne viene fuori un libro L’estate del ’44 edito dalla Libreria Editrice Fiorentina nel 1974, poi ristampato più volte. Entrato nelle scuole di una larga fetta della Toscana, da il via ad altre ricerche ed approfondimenti che contribuiscono a collocare il tragico avvenimento al posto giusto nella storia dell’ultima guerra in Italia. Il libro racconta anche come si arriva al 23 agosto. Lo sfollamento, la paura, le fughe, i bombardamenti. In alcune pagine si affida a testimonianze come quella dello scrittore Giangiacomo Micheletti, a quella dell’avvocato e storico Egisto Lotti, o a diari di sacerdoti. E’ la Via Crucis di migliala di persone, giorno per giorno, minuto per minuto, località per località, che ha il suo calvario il 23 agosto.<br /> A questo fatto si ispira anche un altro giornalista e poeta, Enzo Fabiani, autore del bellissimo Lamentazione 1944, usata nel testo come una sorta di ricorrente intermezzo lirico. Anche Lamentazione 1944, come l’intero libro che qui si presenta, non mira alla ricostruzione dei fatti, quanto alla suggestione che essi possono suscitare nello spettatore e nel lettore di oggi, qualcosa che assomiglia all’indignazione, ma anche ad altri sentimenti, più complessi, che nella poesia di Fabiani sono ispirati alla grande spiritualità del Pianto di Maria di Jacopone, se non addirittura al Libro dell’Apocalisse di Giovanni.<br /> In nota alla prima pubblicazione di Lamentazione 1944 (sulla rivista Erba d’Arno), Fabiani data la poesia in anni lontani, quando “ero un po’ più ingenuo”, verso il 1950. Spiega poi come “Bògamo” nel padule di Fucecchio significhi pescatore, padulano. Mentre “colei che fu veduta” è la Madonna delle Vedute, venerata a Fucecchio. La definizione di “tribù” per i paesi si rifà agli “eletti” dell’Apocalisse. Mentre il richiamo ad Annibale deriva dal fatto che, a quanto sostiene Tito Livio, egli passò proprio dal padule, “perdendoci” un occhio, ammalandosi cioè di tracoma o di chissà cosa. Per questo i ragazzi dei paesi vicini, cinquant’anni fa,<br /> secondo il racconto di Fabiani, canzonavano i Fucecchiesi, domandando loro se avevano trovato “l’occhio di<br /> Annibale”. Infine, i versi “Non posso riposare – amore buono” si rifanno ad una canzone sarda.</p>
Personaggi Uomini: 2
Personaggi Donne: 1
Bambini: 0
Comparse: 0
Totale personaggi: 3

Richiedi il libretto:

8 + 6 =