GERARDA

Numero Libretto: 3308

Formato: cartaceo
Numero Atti: 1
Anno:
Autore: DI LALLA VINCENZO
Lingua: ITALIANO
Dialetto: ITALIANO
Quadri: 1
Traduzione:
Genere: RADIODRAMMA
Note:
Introduzione: <p> Devo molto alla radio. Da piccolo, ai tempi dell’immediato dopoguerra, era il mio compagno preterito. Non solo per me. Ma per tutta la famiglia. Piuttosto numerosa. Alla sera. dopo cena. subito prima di andare a coricarci, ci mettevamo intorno al tavolo, appena sparecchiato, tutti ci mettevamo appoggiati, con la testa tra le mani, ad ascoltare. Pronti a sognare. Io mi appoggiavo sul braccio, come uno pronto a dormire. Fissavo lo sguardo a quell’occhio verde che stava sulla facciata della radio, di marca Bacchini, se non sbaglio. Quell’occhio verde, quasi magico, si apriva e si chiudeva. Restava fisso solo quando si sintonizzava con la stazione che cercavamo. Il suono di uno strano uccellino ci faceva capire che iniziava una trasmissione. Poi tutti in ascolto. Io restavo con le orecchie dritte fino a che non mi addormentavo. Le trasmissioni che mi interessavano, anzi che ci interessavano, erano le commedie, i drammi, e anche le tragedie. Insomma, la prosa. Ma anche quelle a cui partecipavano personaggi, ormai noti alle mie orecchie, che recitavano poesie, monologhi, sketch. La mia mente vagava, immaginava, vedeva luoghi, personaggi: è lì, di fronte alla radio dall’occhio verde che ho conosciuto Cechov. Goldoni, i classici greci, quelli inglesi, quelli spagnoli: ho conosciuto nomi come Cesco Baseggio, Memo Benassi. La Merlini, la Valeri, i giovani Gassman. Albertazzi, Sanipoli, Carraro e tanti altri che si sono persi dentro me stesso; è lì, di fronte alla radio dall’occhio verde che è nato l’amore per il teatro. per le voci e i loro universi, della voce educata, ben timbrata, impostata, i ritmi; insomma, l’arte del recitare. Ora che il tempo è passato sopra di me, sopra i miei familiari. non stiamo, non sto più con la testa appoggiata sul tavolo, sul braccio. La voce della radio che adesso ascolto, puntualmente, spazia nello studio mentre lavoro, nell’abitacolo dell’auto mentre viaggio, mentre prendo il sole d’estate, come una lucertola, ad occhi chiusi.<br /> Ma non trovo più quelle opere di teatro, non sento più quelle voci che catturavano la fantasia, muovevano i sentimenti, por- landoti in viaggio nell’immaginario. Qualcosa ogni tanto su Raitre, una radio che punta alla crescita dell’ascoltatore, qualcosa passa, ma in prevalenza sono racconti. La drammaturgia è un’opzione. Da tempo si è abbandonato il teatro in radio. Un vero peccato. La televisione, dicono, ci ha rapito l’ascoltatore. Forse è vero, forse no. Certo, la radio non è come la televisione che ti blocca su una poltrona, su cui ti adagi, invecchiando; con la Tv non puoi conciliare i tuoi movimenti con l’immagine televisiva che sculetta, o che apre una scatola, o con uno che ti porge domande su domande; la radio, invece, ti rende libero, riempie i vuoti delle stanze, ti accompagna nella conoscenza, nel sapere. Coltiva, modella la tua mente. Ma sono i programmi che vanno messi in discussione: troppa musica assordante, troppe canzonette inique, a volte demenziali, troppe chiacchiere tra politici in vista di autopromozione. Quanto sarebbe utile riprendere possesso del mezzo radiofonico per consentire ai giovani autori di cimentarsi (in radio non ci sono spese di allestimenti, di costumi, di oggetti di scena eccetera). Scrivere radiodrammi, offrire lavoro agli interpreti (giovani soprattutto) che adesso per sopravvivere si rifugiano nei comunicati pubblicitari; far diventare la radio laboratorio teatrale, dove l’artista<br /> deve investire sulle sue qualità vocali, sulla buona pronuncia, su una dizione perfetta, sulla capacità di dare le giuste intonazioni. le giuste intenzioni, sulla interpretazione insomma. Quanto sarebbe utile per gli attori questo laboratorio, anziché ascoltare interpreti televisivi che non sanno niente, di recitazione, d’interpretazione, incapaci di costruire un personaggio che non sia loro stessi. Sfruttano la loro immagine, il loro modo di parlare, le loro inflessioni romanesche, e dialettali. Ma se poi questi attori giovani promossi molto bene dai tubi catodici, salgono su un palcoscenico, rimangono sconfitti da ciò che il teatro. il pubblico teatrale di palato fine, esige. Ecco perché ci interessa proporre, anzi riproporre, testi radiofonici, nella speranza che a qualche solerte funzionario Rai si accenda una lampadina in testa. Magari quella verde, come quella che ho conosciuto da ragazzo, che indicava la buona sintonizzazione.<br /> Mario Matti a Giorgetti</p> <p>Da Sipario n. 721/722 anno 2010</p>
Personaggi Uomini: 2
Personaggi Donne: 2
Bambini: 0
Comparse: 0
Totale personaggi: 4

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