PORTA DEL SANGUE (LA)

Numero Libretto: 3342

Formato: cartaceo
Numero Atti: 1
Anno: 1992
Autore: GACCIONE ANGELO
Lingua: ITALIANO
Dialetto: ITALIANO
Quadri: 1
Traduzione:
Genere: COMMEDIA
Note:
Introduzione: <p>Una sacra rappresentazione<br /> La porta del sangue di Angelo Gaccione ha, a mio parere, il grande merito di non essere un testo moderno (con tutta la retorica di cui grondano le poesie o il teatro civile fino a Brecht), ma di costituire una testimonianza basata su tematiche epocali immaginarie. L’effetto è, di conseguenza, quello di una “sacra rappresentazione” molto intensa e di grande efficacia. Il teatro di Gaccione si fa così essenziale, ed il suo testo potrebbe essere realmente recitato da una di quelle “compagnie” che operano su palcoscenici minimi con minimo pubblico, quasi un ritorno ai riti delle “sette ereticali” del Medioevo.<br /> La vicenda che Gaccione ci racconta è quella di un gruppo valdese perseguitato fino al genocidio finale. La storia dei Valdesi è contenuta nel commento al testo, scritto da Gaccione stesso. Forse non è inutile ricordare che il movimento valdese è stato una anticipazione della rivoluzione protestante-calvinista. Innanzitutto i Valdesi stabilirono due principi: la libera lettura della Bibbia e, di conseguenza, la non accettazione dell’autorità dogmatica del Papa nelle regole religiose. La Bibbia, come parola di Dio, viene cosi sottratta alla sacralità verticistica del Papato. Ed, infatti, prima alcuni brani dei Vangeli e, poi, l’intero Antico e Nuovo Testamento, vengono tradotti in volgare. Sarà questo, più tardi, uno degli elementi della rivoluzione luterana con<br /> la traduzione e la pubblicazione della Bibbia dal latino in tedesco. Ma questa operazione culturale, che apriva i testi segreti alla libera lettura e interpretazione di ciascuno, era contemporaneamente una operazione democratica che delegittimava il potere centralistico della Chiesa. Le affinità fra movimento valdese (anticipatorio) e movimento luterano e calvinistico (successivi) sono molte. Max Weber, nelle sue opere fondamentali, L’etica protestante e lo spirito del capitalismo e Le sette protestanti ha chiarito che, sotto l’ideologia religiosa riformata stava la spinta<br /> decisiva per l’uscita dall’economia medievale e l’entrata nell’economia capitalistica. Non a caso i Valdesi aderirono alla riforma calvinistica nel 1532, confluendo come “setta” indipendente fra le numerose altre sette che necessariamente erano sorte con la riforma. Non riconoscendo più l’autorità della Chiesa, ed essendo ogni individuo libero di interpretare le Scritture, era logico che si formassero gruppi con analoghe interpretazioni, le “sette” appunto. Del tutto simile è la denuncia (modemissima) contro la corruzione della Chiesa che, divenuta autocratica, aveva visto il suo vertice non occuparsi più di religione, ma di conservazione del proprio potere e di sfrenato godimento dei suoi privilegi materiali. Come spiega bene Max Weber, contro la corruzione estrema delle alte autorità chiesastiche sta la presa di posizione contrapposta dei riformatori che è quella pauperistica. Tuttavia sotto tutto questo sta la tensione a rompere le strettissime regole medievali che limitavano il lavoro alla campagna ed alle piccole corporazioni e vietavano, come gravissimo peccato, l’usura ossia il prestito di denaro. Ma come gli aderenti alla riforma luterana e, poi, soprattutto calvinistica sono commercianti, piccoli imprenditori, artigiani in via di espansione, ecc. anche i luterani sono mercanti. Come conciliare, allora, l’esercizio più ampio della propria professione-vocazione (Beruf) nell’imprenditività e nel commercio con la lotta alla Chiesa ricca e corrotta? Spiega Max Weber che si ha la formazione del “monaco laico” contro il “monaco religioso”, dedito il primo a produrre beni che sollevino la società dalle penurie molto gravi dell’aldiquà e dedito il secondo ad una sterile attesa sacrificale per l’aldilà. Ma il vincolo del “monaco laico” (laico, ma sempre monaco) è quello di produrre e di non consumare perse, per il suo godimento. Il produrre è una pratica religiosa austera. In questo crogiolo di contraddizioni nascono le regole del mondo moderno (nel bene e nel male) che, tuttavia, non saranno più quelle restrittive medievali per una popolazione al limite della miseria sotto la ricchezza vertiginosa e verticistica della Chiesa. Contemporaneamente matura, dopo un lungo lavoro preparatorio medievale, la rivoluzione scientifica moderna.<br /> La risposta della Chiesa, che vede minacciato il suo potere, fino a quel momento assoluto e superiore anche a quello dei Re e dei feudatari, sarà duplice: la Controriforma contro tutte le sette eretiche e le prese di posizione contro le nuove scienze. Da un lato, si scatenano le crociate contro gli eretici e, dall’altro, si ha la persecuzione delle teorie copernicane fino alla costrizione all’abiura di Galileo Galilei. E mentre le sette calvinistiche nel Centro e nel Nord dell’Europa riuscivano a reagire a questa colossale operazione punitiva e repressiva della Chiesa, le comunità del Sud, come quella Valdese in Calabria, verranno completamente sterminate. La Chiesa tentava cosi di frenare la nascita, per quanto confusa e contraddittoria, del mondo dell’economia e delle scienze che portavano all’epoca moderna. Tutto questo per restare fedeli alla “pietra della verità” storica anche per il movimento valdese. Ma la rappresentazione che ci offre Angelo Gaccione trascende le reali vicende storiche dei Valdesi e la loro interpretazione anche in chiave sociologica. Per Gaccione la persecuzione ed il genocidio dei Valdesi è simbolico ed emblematico di tutte le persecuzioni e di tutti i genocidi perpetrati dal Potere in quanto tale per conservare spietatamente se stesso e per godere, attraverso lo sfruttamento, dei beni di ogni epoca, faticosamente creati dalle comunità lavorative. Quello di Gaccione non è, quindi, tanto la “Storia di un genocidio”, ma il simbolo dei genocidi effettuati dai Poteri. Fra questi, quelli effettuati dalla Chiesa, fondata sui principi egualitari e pacifisti del Cristo, appaiono storicamente i più anacronistici, paradossali e crudeli. Tuttavia è utile mettere in luce proprio questo fatto come dimostrazione che il potere in quanto tale non ha ideologie se non apparenti e legittimanti, mentre la sua essenza è sempre monotonamente identica, e porta, come costante storica, alla altrettanto monotona tragedia della repressione più spietata in nome di religioni o filosofie o ideologie completamente intercambiabili nel loro inganno. E contro l’ottimismo del Cristo, secondo cui gli ultimi sarebbero stati i primi, le “voci” che parlano nella “sacra rappresentazione” di Gaccione dicono con durezza:<br /> “I giusti non si aspettino giustizia Gli innocenti non si aspettino premi<br /> Cosi è scritto sulla pietra della verità”.<br /> E le “voci”, fatte emergere da Gaccione, concludono:<br /> “Cosa può lavare il sangue?” “L’offesa”<br /> “Cosa può levare l’offesa del sangue?” “Il sangue”<br /> “Cosa resta dopo il sangue?” “Il sangue”.<br /> Il circolo è tragicamente chiuso nella sacra rappresentazione. Una apertura avverrà, molto più tardi, nella “Favola” di Goethe: “Che cosa è più stupendo dell’oro?”, domanda il re. “La luce”, risponde il serpente. “Che cosa è più vivificante della luce?”, domanda il primo, “u dialogo”, risponde il secondo. Il dialogo, i rapporti orizzontali liberi, giusti e collaborativi nell’eguaglianza fra gli uomini senza la coercizione sempre efferata del potere.</p> <p>Roberto Guiducci</p>
Personaggi Uomini: 15
Personaggi Donne: 0
Bambini: 0
Comparse: 15
Totale personaggi: 30

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