PRETORE DE MINIMIS (IL)

Numero Libretto: 0354

Formato: cartaceo
Numero Atti: 3
Anno:
Autore: GIANNINI GUGLIELMO
Lingua: ITALIANO
Dialetto: ITALIANO
Quadri: 0
Traduzione:
Genere: DRAMMATICO
Note:
Introduzione: <p> Il pretore De Minimis è un magistrato in pensione, che nei lunghi e magri anni della carriera s’era acquistata la fama di giurista eccezionalmente fino, conoscitore impareggiabile di tutte le complicazioni utili o dannose, che un interpretatore ingegnoso della legge e della procedura può determinare e sventare, secondo come gli par giusto. A questa abile sapienza che Consalvo De Minimis ha usata per ben servire la giustizia quand’era pretore, ora che pretore non è più, perché raggiunti i limiti di età potrebbe godersi la misera pensione che gli spetta, ricorrono in folla quelli che hanno bisogno di iniziare — e di vincere — una causa e quelli che anelano a evitare una denunzia, a liberarsi da un processo, o a intentarne; e Consalvo, che ha ormai varcatola sessantina, da i consigli, insegna le tattiche più efficaci e sicure, largamente remunerate; sì che l’ex pretore che, se non avesse avuto la dote della moglie, avrebbe dovuto vivere di rassegnazione, è diventato ricco. Egli non discute in tribunale, non riveste mai la toga dell’avvocato. Resta in casa, accoglie una clientela vasta, che lo ritiene infallibile e vediamo che, oltre a insegnare con sicura conoscenza come si possa iniziare, avviandolo verso un sicuro trionfo, un procedimento civile, l’ex pretore De Minimis ricorre ai tribunali per conto proprio, iniziando azioni contro Società alberghiere per accidenti successigli, o Società di assicurazioni, perché pretende, alla scadenza della propria assicurazione, di essere pagato con lire di prima dell’inflazione, perché pagando lire di prima dell’inflazione si era, temporibus illis, assicurato; e muove le sue pedine sì attentamente, che quelle società che egli chiama in causa, per evitare che altri clienti d’albergo o altri assicurati avanzino pretese eguali alle sue, offrono transazioni lucrose, o azioni ben fruttifere, o un posto nei consigli d’amministrazione. E anche lo vediamo salvare, con un suo astuto intervento, un cassiere che aveva prelevato parecchi milioni dalla cassa della sua banca per giocare in Borsa e aveva perduto il denaro indebitamente preso. Viceversa le buone azioni che commette non sono poche. E questa ambiguità che può significare una complessità psicologica è, teatralmente, un pregio; perché, di solito, al teatro, la bontà assoluta da nel mellifluo e la malvagità assoluta, specialmente quando non può che ripetere se stessa, senza una progressione terrifica, rischia di sembrare fredda immobilità o maniera. Accanto alla vita mentale e morale del pretore Consalvo si svolge, o meglio s’è svolta, la sua vita amorosa. E’ vedovo, d’una donna che l’ha amato molto; l’ha amata, non quando l’ha sposata, ma dopo, perché era dolce, intelligente, amorosa. Ma prima di sposarla s’era acceso delle bellezze della sua cugina Ines, che invece del pretore povero ha sposato un altro che pareva ricco; e Consalvo ha scoperto dopo che, per liberarsi di lui, la cugina gli aveva fatto sposare quella soavissima donna della quale s’è detto, sapendo che ella, per non so quale ragione, non poteva avere figli. Perciò il De Minimis, pur avendo adorato la moglie, s’è sentito vittima d’un inganno, anzi, frodato; e questo risentimento s’è col passare degli anni mutato in una avversione rancida e dispettosa per Ines e per la sua prosapia. Perché Ines, rimasta anch’ella vedova, ha un figlio, Andrea, e questo figlio fa di tutto, ora che lo sa ricco, per entrare nelle grazie dello zio, che. rannuvolandosi. evita sempre di riceverlo. E Andrea, andando spesso a casa del pretore, senza poter superare l’anticamera, vi ha incontrato una bella ragazza. Sabina, segretaria del pretore, e per ingraziarsela l’ha invitata a cena; e dopo la cena, avendole fatto bere un vino drogato, ha vilmente abusato di lei. Questi fatti Consalvo, che vuol bene con tenerezza un poco romantica a Sabina, li ignora. Se egli non vuol ricevere il nipote, non può chiudere la porta in faccia alla cugina vedova, che viene a chiedergli un favore. Il suo figliuolo, l’Andrea della droga, sta per sposare la figlia d’un milionario, che il pretore ha in tempi lontani fatto condannare per bancarotta fraudolenta. Il bancarottiere, assolto in appello, per gustare una acre rivincita, pretende che il pretore vada a chiedergli la mano della figlia per conto del nipote, e prometta di fare, di questo Andrea, l’erede del suo denaro e anche del nome; ciò che corrisponderebbe a un’adozione. Tutto questo sta bene, ma quella violazione alla cocaina o all’eroina pesa sulla commedia, calando in essa, che è semplice animatamente e con colorata fantasia, un delitto. In una commedia dove le colpe sono tutt’al più affari, o, alla peggio sottrazioni di denaro, quella violenza pare una teatralità non necessaria. il matrimonio ha luogo. Consalvo vi partecipa e la cugina vedova ringalluzzita e cupida si lusinga di avere risuscitato il vecchio amore del cugino; ma il cugino, in realtà, dissimula a fatica l’antipatia e il tedio. Ora è tornato a casa, e sorride a Sabina, che invece è triste e gli racconta che le promettono molto denaro se riuscirà a indurlo a una transazione nella lite contro la Società assicuratrice. Egli sa già che Sabina è incinta; e quando l’ha appreso s’è indignato; poi il dolce affetto che porta alla ragazza ha vinto; ma quando ora ella gli parla del molto denaro offertole, dicendogli che ne ha bisogno per andare oltre confine, suppone che voglia sopprimere il frutto del peccato, del quale Consalvo ignora il complice. Sabina, indignata, grida che anziché distruggere il nascituro, lo amerà come l’ama già. E rivela il nome di chi l’ha contaminata. Preso da una beata commozione Consalvo si offre marito a Sabina e padre alla creatura che nascerà. La scena è patetica e, in apparenza, consueta e facile; ma in realtà si ricongiunge sottilmente alla commedia dalla quale pareva essersi distaccata. In nome di un puro, impossibile, candido amore, il pretore De Minimis trova una tattica vittoriosa in un processo che resterà segreto e morale contro il nipote seduttore e la madre del nipote. L’eredità del nome e quasi tutta quella del suo denaro, andrà al figlio di Sabina. Il peccatore sconterà il peccato proprio giovando alla sua vittima. Ma non è una gioia di giurista quella di Consalvo, ora; mentre Sabina piange di felicità, egli afferma la sua purificante commozione perché può chiudere così bene la vita, donando e lasciando a chi vuole, chi ama, i frutti d’una vita di assidua fatica.</p>
Personaggi Uomini: 6
Personaggi Donne: 3
Bambini: 0
Comparse: 0
Totale personaggi: 9

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